Accogliere con amore e crescere nella fede
25 Agosto 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Accogliere con amore e crescere nella fede
25 Agosto 2026

Esperienza di un dialogo irriducibile.

Accogliere con amore è un traguardo imposto dal modello di fede introdotto da Cristo. L’amore che ha insegnato è l’amore per chi è diverso. Lo ricorda Matteo: “Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?” (Mt 5:46,47). 

Prima, l’amore, tutto sommato, appariva subordinato al rispetto, all’onestà, alla coerenza. Il riconoscimento dell’altro, come creatura di Dio e come prossimo, avveniva nel rispetto della propria identità, chiamata a preservare la propria purezza. Per questo doveva respingere come anomala ogni tipo d’ibridazione e di commistione culturale e religiosa. 

Questa visione purista della fede viene superata da Cristo e dal suo modello inclusivo, nel quale scompare la divisione ontologica fra puro e impuro, esterno e interno, vicino e lontano. Le distinzioni, tuttavia, non scompaiono. Rimangono necessarie per l’organizzazione del mondo e della fede, ma la loro validità è solo funzionale. Il centro portante di questa nuova universalità e la sua forte impronta inclusiva è l’amore.  

L’amore, agape, ricorda che la convergenza e l’avvicinamento verso l’altro è difficile e non naturale proprio perché percepito nella sua alterità che contrasta con la mia buona disposizione. Accogliere con amore significa rinunciare all’idealismo ingenuo che mi porta ad amare qualcosa o qualcuno diverso solo apparentemente, ma in fondo mi assomiglia. Agape significa riconoscere come costitutiva dell’esperienza dell’amore la tensione e la frustrazione di fronte all’unicità e alla diversità dell’altro che resiste a ogni intento di sintesi e d’inclusione.  

La complessità dell’amore-agape consiste nel riconoscere anche altre virtù e la tensione benefica che queste creano. In altre parole, l’amore-agape non è onorato quando lo si idealizza e assolutizza. Una sua corretta comprensione ci porta a percepire il suo limite e soprattutto la validità di altre virtù che bilancino e contrastino l’indubbio impeto che questo tipo di amore tende a portare con sé. Questo vuol dire che l’esperienza religiosa non può fondarsi solo sull’amore anche se l’amore è un concetto e un’esperienza centrale della fede.  

Fra fede e agape non c’è solo continuità e convergenza. La fede non è solo additiva all’amore, ma anche contrasto e tensione. La fede è anche ciò che riduce l’amore e lo perfeziona nella sua incompletezza. L’amore-agape è un’esperienza chenotica, di svuotamento e non di potenziamento o di assolutizzazione. “Crescere nella fede” non significa completare l’amore con la fede che si arrende all’amore.

“Crescere nella fede” significa anche crescere nella consapevolezza che la fede degli altri sarà sempre diversa dal mio amore che prova a includerla in una bella sintesi ideale e totale. La fede degli altri può e deve essere convergente verso il mio amore generoso ma deve anche resistergli e provare a preservare quella sana tensione che è la garanzia della sopravvivenza dell’uno e dell’altro. È nello spazio intermedio prodotto da questo faccia a faccia, che si articola come tensione incancellabile, ciò che rende possibile un amore-agape sobrio e potente e una fede che cresce.  

La crescita dell’amore e della fede è una decrescita che impedisce l’assolutizzazione dell’uno e dell’altra. Una crescita che non è quantitativa e muscolare, ma qualitativa, segnata dalla mancanza, dall’incompletezza, dal dialogo e dall’affidamento verso ciò che mi resiste, anche se rappresenta la garanzia della mia sobrietà e della mia sopravvivenza. “Crescere nella fede” è possibile soltanto nella consapevolezza della propria parzialità e nella capacità di mantenere saldo il dialogo fra virtù diverse e fra esperienze irriducibili.  

Hanz Gutierrez, docente alla Facoltà avventista di Teologia, “Villa Aurora”, Firenze. Direttore del CeCsur (Centro Culturale di Scienze Umane e Religiose).

[Immagini: Vania28k e Thai Noipho, Dreamstime.com]

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