Franca Zucca – Non sapevo della sua grave malattia e la sua morte mi ha sinceramente rattristata. Ricordo di lui soprattutto l’amabilità e la disponibilità ad ascoltare e aiutare. È stato per un decennio direttore di Adra a livello di Divisione, sviluppando una rete internazionale di aiuti umanitari prima impensabile. Nei miei primi anni di servizio in Adra, mi ha aiutato molto ad apprezzarne la missione e mi ha sostenuta anche con visite in ufficio a Roma, di tanto in tanto. Mi ha incoraggiato a visitare i luoghi in cui i progetti umanitari venivano svolti “per acquisire il senso della realtà locale”, diceva. Era piacevole conversare con lui, aveva una conoscenza straordinaria della chiesa nei paesi africani (di quelli che allora facevano parte della nostra Divisione). Era molto sensibile ai bisogni dei più deboli, essendo lui stesso un profugo dalla Germania dell’Est, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Possedeva ancora il passaporto di rifugiato politico! Parlava della chiesa con amore, anche quando era coinvolta in gravi problemi di ogni genere e diceva che Dio e il tempo avrebbero fatto emergere la ”verità”. Posso dire che è stato un buon maestro nel senso cristiano del termine e un eccellente trainer che ricordo con affetto.

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