A partire dal lockdown di marzo molti hanno cominciato a lavorare in smart working e a guardarsi di più. Non allo specchio ma al computer, cominciando a identificare i difetti del viso come non era accaduto prima. Le videochiamate ci costringono a guardare la nostra immagine in un rettangolo sullo schermo del PC. Così il mercato della chirurgia estetica e plastica sembrerebbe non conoscere la crisi scatenata dalla pandemia ma anzi questa particolarità potrebbe derivare dalla pandemia stessa. Le persone chiuse in casa si guardano di più e interiorizzano maggiormente le loro ansie e le loro paure. Da qui il ricorso agli specialisti del settore percepiti come una via d’uscita. Questa la notizia riportata nel programma di oggi tratta dall’articolo di Andrea Lattanzi su repubblica.it del 14 dicembre.

Ci può essere anche una soluzione certamente più efficace: “Perciò io vi dico: non preoccupatevi troppo del mangiare e del bere che vi servono per vivere, o dei vestiti che vi servono per coprirvi. Non è forse vero che la vita è più importante del cibo e il corpo è più importante del vestito? […] Il Padre vostro che è in cielo sa che avete bisogno di tutte queste cose. 'Voi invece cercate prima il regno di Dio e fate la sua volontà: tutto il resto Dio ve lo darà in più. Perciò, non preoccupatevi troppo per il domani: ci pensa lui, il domani, a portare altre pene. Per ogni giorno basta la sua pena.” (Vangelo secondo Matteo 6:25-34).

Intervista di Mario Calvagno al pastore avventista Daniele Benini.

 

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