“Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano”, recita il terzo comandamento.

Nella nostra cultura e nel nostro tempo è stato relativizzato e non ha una forte valenza come nell’epoca in cui Dio lo proclamò. Scopriamo quattro implicazioni che erano molto importanti per il popolo ebraico.

Oggi, dopo la rivelazione che Gesù ha fatto di se stesso, del Padre e dello Spirito Santo, quale significato assume per noi questo comandamento?

Intervista di Mario Calvagno e Carmen Zammataro al pastore avventista Saverio Scuccimarri, responsabile della redazione religiosa della Casa editrice ADV.

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