Appartenere a una famiglia
12 Marzo 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Appartenere a una famiglia
12 Marzo 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Per assicurare benessere fisico, mentale e spirituale. Nuova riflessione sul libro biblico di Rut, a cura della direttrice associata dei Ministeri avventisti della Famiglia.

“Non pregarmi di lasciarti” dice Rut a sua suocera (Ru 1:16,17), come se avesse il timore di mancarle di rispetto nel tentativo di ribadire la sua decisione! Ormai troppe cose le legano. È impossibile rinunciare a un legame così forte. Un legame, occorre precisarlo, che va controcorrente e smonta il pregiudizio secondo il quale il rapporto tra nuora e suocera è difficile se non impossibile.

Un rapporto che rappresenta un legame familiare acquisito, spesso conflittuale, caratterizzato a volte da dinamiche psicologiche di gelosia e competizione affettiva nei confronti del marito o del figlio in cui è difficile stabilire confini sani.

Eppure, la letteratura psicologica dice che è possibile creare un legame positivo di dialogo e rispetto, con il figlio/marito nel ruolo di mediatore. Nel nostro caso, anche questa opzione è assente: il marito di Rut (figlio di Noemi) è morto, come il marito di Noemi e l’altro suo figlio! Noemi è una donna provata duramente dalla vita: tre lutti da elaborare. Non doveva essere facile starle accanto, senza assorbirne la negatività inevitabile, date le circostanze.

Eppure, “Rut promette alla suocera di essere presente in tutte le situazioni della sua vita: nell’andare e nell’abitare, un merismo che esprime la totalità della vita nelle situazioni sociali (‘Il tuo popolo [sarà] il mio popolo’) e in quella religiose (‘Il tuo Dio [diventerà] il mio Dio’), in quelle che riguardano la vita e la morte (‘dove morirai morirò’), arrivando fino alla sepoltura. Morte e sepoltura esprimono la durata della promessa che Rut fa, la quale vale per sempre. Rut dichiara in tal modo la volontà di essere solidale in maniera consapevole e stabile”.[1]

“Essere solidale” esprime un senso di appartenenza che va oltre il legame di sangue, oltre se stessa e si identifica con una famiglia, una comunità, un popolo.

L’apparente l’appartenere a una famiglia, nella nostra società, potrebbe rappresentare quasi uno sminuire il valore personale, abituati come siamo all’individualismo in tutte le sue forme. Ma per Rut è diverso, voleva scegliere la sua famiglia.

“La ‘casa’ di Rut sarà, da questo momento in poi, una persona, alla quale lei sarà unita nella vita e nella morte fin nella sepoltura”.[2]

Per costruire una famiglia bisogna partire da una persona inserita però nella sua famiglia! Ogni giovane per “costruire” una famiglia deve fare attenzione alla persona che sceglierà per aiutarlo a metterla su

Ellen G. White (co-fondatrice della chiesa avventista, ndr) scrive: “Prima di impegnarsi nei legami del matrimonio, i fidanzati devono riflettere con attenzione sul tipo di famiglia che vogliono creare e l’influenza che ne deriverà”.[3]

E ancora: “La scelta di un compagno per la vita deve essere tale da assicurare il benessere fisico, mentale e spirituale dei genitori e dei figli, per permettere loro di onorare insieme il Creatore ed essere fonte di benedizioni per i propri simili”.[4] Che insegnamento per i nostri giovani!

Rut aveva capito la ricchezza d’animo e la bontà di avere accanto una persona, un popolo e soprattutto un Dio. Un Dio che aveva guidato quella famiglia nell’”andare” (hǎlak) e “ritornare” (sûb) (due parole chiave di questo brano).[5] Un Dio pronto a guidare anche la vita della mia famiglia nelle varie lacerazioni che in inevitabilmente tutti noi viviamo.

E allora la risoluzione di Rut può diventare anche la nostra quando, contrariamente a tutto quello che di negativo accade intorno a noi, riusciamo a mantenere la rotta che il Signore ci indica.

Maria Antonietta Calà

Note
[1] D. Scaiola, Rut, nuova versione, introduzione e commento. Edizioni Paoline, Milano, 2009, p. 86.
[2] Ibidem.
[3] E. G. White, La famiglia cristiana, Edizioni ADV, Firenze, 2018, p. 27.
[4] Idem, Sulle orme del gran medico, Ediziooni ADV, Impruneta (FI) 2008, p. 193.
[5] T. Linafeld, Berit Olam. Ruth, David W, Cotter editor, Collegeville Minnesota, p. 8.

[Fonte: Il Messaggero Avventista, marzo 2026]  

Condividi su:

Notizie correlate

GIP 2026. Dio trasforma le lacrime in stelle

GIP 2026. Dio trasforma le lacrime in stelle

Ogni anno, a marzo, le donne avventiste di tutto il mondo invitano a una speciale giornata di preghiera. Torna la Giornata internazionale di preghiera (GIP) delle donne avventiste sabato 14 marzo. In questo 2026, sono i Ministeri Femminili (MF) della Regione...

Quando ogni parola conta

Quando ogni parola conta

Strumenti musicali, capi religiosi, gruppi di persone... eccetera, eccetera. Perché nella Bibbia, nel capitolo 3 del libro di Daniele, compaiono tanti elenchi? Mentre frequentavo quella che sarebbe diventata mia moglie, le scrivevo lettere d’amore come si usava un...

Pin It on Pinterest