La Siria è ad alto rischio per la propagazione del Coronavirus e non è in grado di contenere la pandemia, ha detto lunedì 30 marzo l’inviato speciale delle Nazioni Unite per il Paese, Geir Pedersen in una videoconferenza con i membri del Consiglio di sicurezza.
Anni di conflitto hanno degradato o distrutto il sistema sanitario locale, ha sottolineato l’inviato dell’ONU, insistendo sul fatto che il virus mette in pericolo tutti i siriani, che supportino o meno il governo. Inoltre, la governance debole o assente, un sistema sanitario svuotato e la carenza di operatori sanitari, attrezzature e forniture mediche, aggravano le prospettive di questa crisi. Dati i movimenti della popolazione su larga scala, le condizioni pericolosamente anguste nei campi per gli sfollati interni, gli insediamenti informali e i luoghi di detenzione, la Siria è ad alto rischio di non riuscire a contenere la pandemia.

Anche in questo momento così difficile, Ai.Bi. – Amici dei Bambini è vicina alle famiglie siriane. Ne parliamo con Mattia Rizzi, referente per Ai.Bi. del “Progetto Siria”, che ci riferisce che nel nord-ovest della Siria in un anno sono state distribuite dall’associazione 590mila razioni di pane ed è stata lanciata una campagna di prevenzione per il Coronavirus con la distribuzione di kit igienici e materiale informativo a 150 famiglie sfollate.

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