Alle 9.45 di questa mattina, mercoledì 12 maggio, all’età di 85 anni si è addormentato nel Signore Carmine Barletta, chiamato affettuosamente “Zio Nino” dai membri della comunità avventista di Cellole. Da diversi anni Nino era affetto da una malattia degenerativa e negli ultimi tempi la sua condizione di salute si era aggravata a causa di una ischemia cerebrale che lo aveva costretto a letto.

Nato a Gaeta nel 1935, orfano di padre in tenera età, Nino era cresciuto insieme a tre fratelli e a una sorella, tra tante difficoltà dalla mamma Gilda, rimasta vedova due volte (prima vedova Presutto, poi Barletta). Aveva conosciuto Gesù sin da piccolo, grazie alla madre che aveva aderito alla fede avventista. Agli inizi degli anni ‘50 aveva svolto un anno di volontariato a Villa Aurora (l’Istituto avventista di Firenze, ndr) dove, lavorando alacremente nei campi e nelle stalle, si era guadagnato la retta per realizzare il sogno di studiare nel seminario. Il sogno si infranse quando i fratelli maggiori lo chiamarono a San Castrese, ultima località all’estremo nord della Campania, dove avevano acquistato dei terreni per avviare un’azienda agricola. Lì Nino conobbe Maria Di Rienzo che sposò. Dal loro matrimonio nacquero Eva, Lidia e Samuele. Quest’ultimo, molti anni dopo, riprenderà e realizzerà la vocazione del padre, laureandosi in teologia a Villa Aurora e servendo attualmente nell’opera come pastore delle chiese di Torino, Asti, Alessandria e Montaldo Bormida.

L’emigrazione della famiglia Presutto-Barletta da Gaeta nel casertano estese la presenza avventista in quel territorio, in cui già esisteva un piccolo gruppo, e fu determinante negli anni ’70 per la costituzione della chiesa avventista di Cellole, comunità di cui Nino è stato una colonna, e in cui nel corso dei decenni ha servito ricoprendo svariate cariche, da diacono ad anziano, fino a divenire il tesoriere storico della chiesa.

Dotato di una grande conoscenza biblica e di una fede fiera, entusiasta e battagliera, non perdeva occasione per parlare di Gesù e della sua parola nei suoi rapporti lavorativi, presso i vicini, i conoscenti e i familiari. Ha mostrato sempre un grande attaccamento alla chiesa, negli aspetti piccoli e grandi. Ad esempio, tutti nella chiesa di Cellole ricordano la sua proverbiale puntualità, infatti arrivava sempre in anticipo a tutti gli appuntamenti ecclesiali, a cui non mancava mai; e la sua generosità e fedeltà. “La prima cosa Dio” ricordava sempre ai suoi figli. Frase che ha ripetuto fino all’ultimo, lasciando una straordinaria eredità di fede e di speranza a tutta la famiglia e a coloro che lo hanno amato.

Per le condoglianze scrivere a: s.barletta@avventisti.it 

 

 

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