Trarre insegnamenti positivi dalla crisi attuale.

Claude Richli – Alcuni giorni fa ho predicato da un pulpito in Asia e ho chiesto ai presenti di alzare le mani per rispondere alla domanda: «Il coronavirus è un segno della fine?». Tutti hanno alzato la mano, tranne una. Ho elogiato quella persona per il suo coraggio di essere fuori dal coro e l’ho anche rassicurata dicendo che sia il sì che il no avevano ragione. I sì hanno ragione, ma forse non nel modo in cui la maggior parte delle persone pensa quando si considerano i segni dei tempi biblici. Questo rende giusti anche i no.

Nel suo sermone sui segni della fine, Gesù disse che ci sarebbero state «guerre e rumori di guerre» e «carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori» (Mt 24:6-8). Gesù non menzionò le piaghe come segno dei tempi. Ma nel racconto parallelo del Vangelo di Luca, parlò di «grandi terremoti, e in vari luoghi pestilenze e carestie» (Lu 21:11). Poi continuò: «Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno» (v. 12).

Le pestilenze saranno segni dei tempi, ma solo quando inizierà la persecuzione. Il Libro dell’Apocalisse è pieno di «piaghe». Parla di «un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che recavano sette flagelli, gli ultimi» (Ap 15:1). La prima piaga è descritta con queste parole: «un’ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano la sua immagine» (16:2). Quindi, a quanto pare, le pestilenze (e presumibilmente le pandemie) agiteranno il mondo oltre i suoi limiti proprio alla fine, al punto che «vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo» (Mt 24:21). Finora, il coronavirus non può essere valido come segno della fine.

Le piaghe nella storia
I resoconti storici sono pieni di eventi epidemici. La pandemia di influenza del 1918, avvenuta oltre 100 anni fa, provocò 50 milioni di vittime sulla scia della Prima guerra mondiale che aveva già causato oltre 17 milioni di morti. La peste bubbonica del XIV secolo decimò l’Europa al punto che il 50-80% della popolazione fu spazzata via nel giro di pochi mesi.

Quindi, sebbene non possiamo dire che il coronavirus sia da considerare un segno della fine, ciò non significa che le circostanze che affrontiamo e il loro impatto a lungo termine non avranno una qualità apocalittica e influenzeranno il corso della storia, forse accelerandola verso l’adempimento della profezia.

Infatti, la storia insegna che le piaghe hanno avuto un impatto significativo sulla crescita del cristianesimo nel terzo secolo. Una delle epidemie più virulente, probabilmente di vaiolo, colpì l’impero romano dal 249 al 262 d.C. Divenne nota come «la peste di Cipriano» in onore di San Cipriano, vescovo di Cartagine, testimone e scrittore, che descrisse questa pestilenza. L’epidemia causò una diffusa carenza di manodopera per la produzione alimentare e per l’esercito romano, e indebolì gravemente l’impero.

Sembra che, durante il picco del focolaio, a Roma morissero 5.000 persone al giorno. Secondo lo storico Kyle Harper, quel periodo storico vide quasi la fine dell’Impero Romano. Ma in quei giorni drammatici, «la minaccia della morte imminente a causa della pestilenza e la convinzione incrollabile tra molti membri del clero cristiano di fronte ad essa convinse più persone a convertirsi alla fede.

Cipriano, nel pieno della persecuzione e della pestilenza, supplicò il suo “gregge” di mostrare amore al nemico. La compassione era evidente e consequenziale. L’assistenza di base ai malati può avere effetti enormi sui tassi di mortalità. Per quanto riguarda l’ebola, ad esempio, avere acqua e cibo assicurati può ridurre drasticamente l’incidenza della mortalità. L’etica cristiana era una pubblicità lampante per la fede. La chiesa era un porto sicuro nella tempesta».

Ciò portò il cristianesimo a crescere così tanto che le antiche religioni annasparono. Il secondo secolo aveva visto la costruzione di molti templi. Ma alla «metà del terzo secolo, stavano andando in rovina… Alla fine del secolo, i templi che erano stati di recente gli incubatori della più antica tradizione religiosa dell’umanità furono trasformati in granai militari. I riti di antichità imponderabile semplicemente svanirono … Ad ogni modo, la crisi del terzo secolo fu una catastrofe incontenibile per i culti tradizionali».

Grazie alla suo modo di rispondere alle piaghe, il cristianesimo crebbe numericamente tanto che, alla fine del secolo, gli imperatori cercarono di arginare la sua ascesa lanciando persecuzioni crudeli e prolungate. A cavallo del quarto secolo, l’imperatore Costantino decise che era meglio unirsi alla chiesa piuttosto che combatterla. La futura predominanza raggiunta dal cristianesimo fu il risultato a lungo termine dell’esercizio straordinario della compassione e della capacità di recupero durante un periodo di grande sofferenza e avversità.

Un’opportunità di crescita per la fede
Quali opportunità ci sono aperte? Forse è troppo presto per dirlo. Il mondo cerca ancora di fare i conti con l’entità della catastrofe che si è abbattuta su di noi. Certo, alla fine verranno sviluppati vaccini e protocolli medici al punto da sconfiggere anche questa piaga, come quelle del passato.

Ma una cosa è certa: la sofferenza economica porterà molte persone a mettere in discussione le ipotesi del materialismo in modi che forse il mondo non ha mai considerato prima. Quando le cose vengono scosse profondamente nel giro di poche settimane, tanto che tutto ciò che avevamo dato per scontato è in bilico – salute, libertà di movimento, leggi scontate di economia e commercio, occupazione – lo Spirito Santo troverà sicuramente più spazio per parlare ai cuori e alle coscienze dei nostri contemporanei. Quale sarà la nostra risposta?

Bene, in primo luogo, dobbiamo essere sobri e considerare le conseguenze di ciò a cui stiamo assistendo: «Perciò, dopo aver predisposto la vostra mente all’azione, state sobri, e abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata al momento della rivelazione di Gesù Cristo» (1 Pt 1:13). La crisi del coronavirus e le sue conseguenze potrebbero essere una prova per aiutarci a prepararci per gli eventi che precedono l’arrivo del Signore.
In secondo luogo, attingiamo alle promesse di Dio ai suoi figli attraverso la sua Parola:
«Chi abita al riparo dell’Altissimo
riposa all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: “Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza,
il mio Dio, in cui confido!”.
Certo egli ti libererà dal laccio del cacciatore
e dalla peste micidiale.
Egli ti coprirà con le sue penne
e sotto le sue ali troverai rifugio.
La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.
Tu non temerai gli spaventi della notte,
né la freccia che vola di giorno,
né la peste che vaga nelle tenebre,
né lo sterminio che imperversa in pieno mezzogiorno» (Sl 91:1-6).

Con questa certezza, svolgiamo un ministero verso il mondo che ci circonda in modi che cambieranno il corso della storia, come fecero i cristiani del passato.

[Claude Richli è segretario associato presso la Chiesa avventista mondiale]

[Fonte: Adventist Review. Traduzione: Lina Ferrara]

 

 

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