Michele Abiusi – Fiumi di inchiostro sono stati versati nelle pagine delle riviste teologiche, più o meno prestigiose, a proposito del ruolo di Gesù Cristo nell’abolizione della legge mosaica. I sostenitori dell’abrogazione della legge di Dio spesso citano il testo di Romani che dice: “Poiché il termine della legge è Cristo…” (10:4).

Cerchiamo di capire il vero significato di questa espressione paolina. Nel greco biblico la frase risulta così: 
télos gár nómou Christós 
fine poiché di legge Cristo 
che in italiano potrebbe essere tradotto: poiché Cristo è la fine della legge.

Il termine chiave è télos, a cui vengono di solito dati due significati: 
– fine, terminazione, il limite dove una cosa cessa di esistere, compimento; 
– scopo.

Mettiamo a confronto alcune versioni della Bibbia per vedere quale traduzione hanno scelto. 
La Nuova Riveduta traduce: poiché Cristo è il termine della legge… 
La Nuova Diodati traduce: perché il fine della legge è Cristo… 
La Cei traduce: Ora, il termine della legge è Cristo… 
La Paolina traduce: Infatti il culmine della legge è Cristo… 
L'American Standard Version traduce: For Christ is the end of the law… (poiché Cristo è la fine della legge). 
La New International Version traduce: Christ is the culmination of the law… (Cristo è il culmine della legge)

Da questa panoramica vediamo che Nuova Riveduta, Cei e American Standard Version preferiscono identificare Cristo come la fine, il termine, della legge; mentre Nuova Diodati, Paolina e New International Version vedono il Cristo come il culmine o lo scopo della legge. È chiaro che i due intendimenti sono diametralmente opposti, lasciando apparentemente irrisolta la questione: Cristo è il fine o è la fine della legge?

Ciò di cui comunemente non si tiene conto è che vi è una terza alternativa alla traduzione di télos, che, a nostro modo di vedere, risulta più consona al pensiero dell'apostolo Paolo.

Il dizionario, oltre ai significati precedenti, ne fornisce un terzo molto interessante: imposta, tassa, tributo, pedaggio, dogana.
Poco più avanti, sempre nell'epistola ai Romani, Paolo utilizza télos proprio con il significato di tributo: “Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l’imposta a chi è dovuta l’imposta, la tassa a chi la tassa [in greco: télos to télos]; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore" (Romani 13:7). Il termine compare in Matteo 21:32 nella parola telònes, esattore di tasse, formata da télos e néomai (comprare): "Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani [telònes] e le prostitute gli hanno creduto".

Nella Bibbia dei Settanta (LXX) in greco, télos compare per esempio in Numeri 31: "seicentosettantacinque per il tributo al Signore [télos kurio]" (v. 37). 
Pertanto, il senso da dare alla parola télos dipende dal contesto.

Nei versetti precedenti al nostro testo, e cioè Romani 10:1-3, si parla dei giudei che cercavano di essere giusti ma, non conoscendo la giustizia di Dio, stabilivano la propria: "Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio" (v.3). Gli ebrei facevano questo attraverso il legalismo tanto caro ai farisei. Gesù disse dei farisei che "legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente" (Matteo 23:4). 
Tali pesi che gravavano sulla coscienza delle persone erano aggiunte inutili alla perfetta legge di Dio, erano comandi di uomini, come li definì Gesù: "Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini" (Matteo 15:9).

Ritornando al pensiero dell'apostolo Paolo, i giudei cercavano di essere giusti osservando anche il più piccolo comando della legge. Come aveva discusso precedentemente (Romani 7:7-25) nessuno poteva riuscire ad essere giusto con le sole forze umane perché "la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato" (v.14). 
A questo punto Paolo, dopo aver descritto l'impossibilità di conseguire la giustizia con le proprie forze, dice che Cristo è telòs di legge cioè "tributo di legge". La parola legge (in greco nómou) è senza articolo, per cui la traduzione più consona al contesto sarebbe: poiché tributo di legge [è] Cristo per giustizia per ogni credente (traduzione letterale).

Pertanto, nel testo di Romani 10:4 non si parla né della fine della legge, né dello scopo della legge, ma del tributo versato. Gesù ha pagato per tutti noi, egli è il tributo (télos) per la nostra salvezza: “Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6:20); “Infatti c'è […] un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo” (1 Tm 2:5,6)

Il peccato introdotto nel mondo ha richiesto un prezzo altissimo per essere estinto: il preziosissimo sangue di Cristo! A lui sia lode per l'eternità.

 

 

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