Michele Abiusi – La Pasqua era una delle grandi feste ebraiche che prevedeva il pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme. Era celebrata in primavera, il 14 Nisan e durava 7 giorni.

Questa festa, in effetti, ne racchiudeva due: 
Pasqua, che significa “passaggio”, con il richiamo alla decima piaga d’Egitto, descritta in Esodo 12. Il testo dice: “Mangiatelo in questa maniera: con i vostri fianchi cinti, con i vostri calzari ai piedi e con il vostro bastone in mano; e mangiatelo in fretta: è la Pasqua del Signore. … Quel giorno sarà per voi un giorno di commemorazione, e lo celebrerete come una festa in onore del Signore; lo celebrerete di età in età come una legge perenne. Per sette giorni mangerete pani azzimi. Fin dal primo giorno toglierete ogni lievito dalle vostre case; perché, chiunque mangerà pane lievitato, dal primo giorno fino al settimo, sarà tolto via da Israele. … Quando i vostri figli vi diranno: ‘Che significa per voi questo rito?’ risponderete: ‘Questo è il sacrificio della Pasqua in onore del Signore, il quale passò oltre le case dei figli d'Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e salvò le nostre case’. Il popolo s'inchinò e adorò” (Es 12:11,14,15,26,27).

Festa degli Azzimi.Queste sono le solennità del Signore, le sante convocazioni che proclamerete ai tempi stabiliti. Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull'imbrunire, sarà la Pasqua del Signore; il quindicesimo giorno dello stesso mese sarà la festa dei Pani azzimi in onore del Signore; per sette giorni mangerete pane senza lievito” (Levitico 23:4-6).

La Pasqua divenne per gli Israeliti la festa della liberazione e della libertà. Con la venuta e il sacrificio di Cristo, assunse un nuovo significato. “Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi 5:7-8).

Non è per caso che Gesù morì nel periodo pasquale: Cristo è la liberazione dalla schiavitù del peccato. Cristo è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Cristo è il passaggio a Dio. non sono più semplici simboli esteriori, ma simboli interiori, duraturi: “Azzimi della sincerità e verità”.

La Pasqua cristiana ricorda l’evento del Golgota, unico ed irripetibile.
“In virtù di questa ‘volontà’, siamo stati santificati mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio” (Ebrei 10:10-12).

Gesù ci ha riscattato dal vano modo di vivere. “sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. Già designato prima della fondazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi” (1 Pietro 1:18-20).

Cristo è la nostra Pasqua perché attraverso l’accettazione del suo sangue che lava i nostri peccati, la punizione di Dio passa oltre. “Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:34).

Disponiamo i nostri cuori a festeggiare la Pasqua come insegna l’apostolo Paolo e siamo riconoscenti al Signore che ha vinto la morte. La sua risurrezione è garanzia della nostra.

 

 

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