Riflessione del presidente dell’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno (Uicca). Guarda il video in fondo all’articolo.

Stefano Paris – Il testo di questa breve riflessione è tratto dal Vangelo di Luca: “Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù.  Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; tutte impaurite, chinarono il viso a terra; ma quelli dissero loro: ‘Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand’era ancora in Galilea’… i quali dicevano: ‘Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone’” (Lc 24:1-6, 34).

È arrivata la Pasqua in un momento particolare nella storia del nostro pianeta. Quasi a ricordarci che dopo qualsiasi piaga vi sia la liberazione. La Pasqua annuncia da sempre infatti emancipazione, redenzione, ma troppo spesso con superficialità abbiamo finito col vederla piuttosto come una buona occasione per prenderci una breve pausa, per stare anche un po’ in famiglia, magari in una uscita fuori porta.

Oggi, e per vari motivi, sarà però difficile fermarsi alla semplice, e peraltro legittima, opportunità di fare un buon pranzo con qualche piatto della tradizione, donare qualche uovo di cioccolato o ritrovarsi con gli affetti più cari. Qualcosa è cambiato e sta cambiando. Chi crede e prova a capire il significato di quanto sta succedendo intorno non può pensare alla Pasqua come ad una serie di rituali ripetuti nel tempo. Chi si fida di Dio sa che deve approfittare dell’opportunità per fermarsi e ripensare al più profondo significato che il messaggio della Pasqua porta con sé, che è appunto Liberazione.

Noi tutti aneliamo ad essere liberati. Sicuramente da questo flagello del Covid-19. Tuttavia la Pasqua ci rammenta che essa è annuncio di liberazione da un flagello ben più grande: il peccato dell’uomo che ha portato la morte. Pasqua, quindi è l’annuncio della guarigione totale l’annuncio che in Cristo siamo stati tutti salvati “poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito figliolo affinché chiunque creda il Lui non perisca ma abbia la vita eterna”.  Cristo è la nostra Pasqua e in Lui noi possiamo trovare liberazione e rifugio.

In quel primo giorno della settimana (che era uno dei sabati speciali di festa) le donne portano i loro unguenti per trattare, secondo l’usanza, il corpo martoriato e senza vita di Gesù. Non lo trovano: quel corpo non è più nella tomba. E mentre sono ancora nell’incertezza e non sanno che cosa fare, la visita degli angeli irrompe nel silenzio di quel luogo e il loro annuncio di risurrezione riporta la luce, la speranza, la memoria delle parole del Maestro a quelle fedeli impaurite, incredule, dimentiche. 

Luca nella descrizione di quanto accade sottolinea nel testo il cambio radicale di prospettiva a partire dalla buona notizia della risurrezione data dagli angeli. Le donne ricordano e credono. Credono e raccontano della tomba vuota prima agli apostoli e poi a tutti gli altri. E sulla strada, mentre stanno andando a portare il loro magnifico messaggio, Matteo ci dice che Gesù stesso va loro incontro, si fa adorare, le conforta e incoraggia. Ora è il turno degli apostoli. A loro non basta la testimonianza ricevuta dalle donne: Pietro (con Giovanni) si reca al sepolcro. Quindi Gesù si rivela a due discepoli dubbiosi in viaggio da Gerusalemme a Emmaus prima attraverso i testi biblici che parlavano di lui, quindi attraverso i gesti consueti della benedizione e della condivisione del pane. I due ritornano a Gerusalemme e si recano nel luogo dove erano anche gli undici ed altri compagni. Questi dicevano: “Egli è veramente risorto!”. In questo avverbio veramente, si sottintende e si percepisce tutta l’incredulità umana, comprensibile dal momento che non è possibile tornare in vita. Sicuramente doveva trattarsi di fake news. A pensarci bene, anche io avrei reagito alla notizia della Risurrezione con una certa difficoltà a credervi. ma questo avverbio conferma ciò che è impossibile capire all’uomo.

Pasqua è l’annuncio straordinario, sconvolgente e sorprendente che da quel primo giorno di quella settimana di 2000 anni fa si è propagato e ripetuto nel tempo e nello spazio raggiungendo anche noi, ancora una volta, in questo 2020! Oggi, rispetto a ieri, la Pasqua ha preso un significato più profondo per chi come noi sta vivendo questo momento di incertezza e drammaticità mondiale. Pasqua resta ancora l’annuncio della speranza in una nuova vita e nella resurrezione. Il messaggio degli angeli: “Egli non è più nella tomba ma è risuscitato” continua ad accompagnare la cristianità fino al giorno del ritorno di Gesù

Le parole di questi uomini in vesti sfolgoranti sono chiare e precise: “Egli è risorto!”. Esse risuonano nelle menti e nei cuori di coloro che hanno vissuto e raccontato la loro esperienza con il Risorto, fino ad ora hanno dato forza e speranza al movimento cristiano e, ancora oggi, si fanno portatrici del più rassicurante messaggio che l’umanità abbia mai potuto ricevere: il Signore è veramente risorto. La morte è vinta. Arriva fino a noi, in giorni nei quali tutti viviamo la paura della malattia e della morte, ora che alcune delle nostre presunte sicurezze sono cadute e abbiamo scoperto che questa “imperatrice nuda”, quale è la scienza, non ha grande forza per contrastare le moderne pestilenze. In poco tempo e a livello planetario ci si è rivelata chiara tutta la nostra presunzione e autosufficienza.

Forse recentemente anche noi abbiamo vissuto la Pasqua più come tradizione che come annuncio di speranza. Forse la nostra fede non è ancora risorta, ci siamo accontentati di una sua dimensione appiattita, fatta di prevedibile abitudinarietà, rassegnata ignoranza, e in questo modo la religione ha preso il posto della vera relazione.

Il vangelo della Pasqua è che l’incontro personale col Maestro può redimerci; la ri-unione con il Cristo passato attraverso la morte ci fa finalmente dire: Egli è veramente risorto.  La Pasqua diventa allora qualcosa di nuovo e profondo: la Pasqua vera che è Cristo, ci affranca dalla paura, dalla solitudine e dalla schiavitù del male nella nostra vita.  Ci offre una visione diversa, obiettivi più elevati, ci dona la Grazia e il perdono e ci fa portatori di speranza. Il Risorto ha vinto la morte e la sua Resurrezione è caparra per tutti noi che crediamo in Lui. “Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio” (Colossesi 3:1). La vera Pasqua trasforma. “Se apparteniamo a Cristo, il nostro maggiore desiderio sarà pensare a lui. Ci farà piacere parlare di lui e del suo amore, e un influsso divino penetrerà nei nostri cuori. Contemplando la bellezza del suo carattere, noi ‘siamo trasformati nella sua stessa immagine di lui, di gloria in gloria’”

Possa questa Pasqua liberarci da ogni paura e da ogni preoccupazione, possa ricordarci che la grazia è un dono offerto a tutti e che non ci sono opere che possiamo fare se non quella di accettarlo con tutto il nostro essere. Possa questa Pasqua trasformare le nostre vite, i nostri pensieri e la nostra debole umanità. 

Oggi sia la Pasqua la tua forza, sia la Pasqua il vero passaggio dal vecchio uomo all’uomo nuovo e sia una Pasqua in cui anche tu ed io possiamo dire con convinzione e con fede: Egli è veramente risorto. Vieni, Signore Gesù!

Dio ci benedica.

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