Europa: utopia, visione e profezia
5 Maggio 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Europa: utopia, visione e profezia
5 Maggio 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Un continente che è un cantiere di ideali, sfide e prospettive profetiche. 

Il 9 maggio è la giornata dell’Europa, l’anniversario della Dichiarazione Schuman che nel 1950 ha posto le basi per quella che sarebbe diventata l’Unione Europea. Un lungo processo di integrazione e cooperazione tra Stati che nell’immediato dopoguerra scelsero di realizzare quella che sembrava essere un’utopia: trasformare ferite e cicatrici di guerre secolari in ponti di pace, pezzi di un nuovo codice genetico comune che andasse oltre le divisioni e gli interessi di parte per dare vita a un corpo unico. 

Dopo tanti anni quel sogno audace sembra diventato realtà: dove in passato c’erano trincee, passeggiano studenti in Erasmus, dove sorgevano frontiere, ci sono semafori e aiuole, dove si combatteva, si negozia; tutto funziona secondo regole condivise e processi democratici che tutelano e riconoscono piena dignità a maggioranze e minoranze di qualsiasi natura, anche confessionale. 

Tuttavia, negli ultimi tempi si è fatta sempre più forte la sensazione di incompiutezza e fatica: l’Unione Europea che mette al centro diritti, libertà, dialogo e rappresentanza è condizionata da chi nel mondo riporta in auge la guerra, la corsa al dominio, all’uso della forza, facendo emergere persone e idee che trasformano la diplomazia e il multilateralismo in orpello, e che considerano le democrazie degli ostacoli da superare.  

Il cantiere Europa è pieno di impalcature perenni e questo rappresenta al contempo la sua forza e la sua debolezza. Necessita infatti di una continua e faticosa messa in discussione per rideclinare valori irrinunciabili su una realtà in continuo e veloce mutamento ma lo fa in tempi lunghi, quelli della concertazione, del compromesso e della democrazia, senza avere ancora una politica estera e di difesa comune, una politica fiscale uniforme ed equa, una sovranità federale e un parlamento realmente incisivo, e mancando spesso la quadra su decisioni importanti. Una preda grassa e lenta, circondata da predatori veloci e affamati. 

Per chi legge la storia con gli occhi della prospettiva profetica che la chiesa cristiana avventista promuove anche attraverso gli scritti di Ellen White (cofondatrice della denominazione religiosa, ndr), l’Unione Europea è un tentativo di integrazione tra nazioni diverse che, pur collaborando strettamente, mantengono profonde divisioni e tensioni interne, rendendo l’unione fragile e instabile. Stando al testo biblico (Daniele 2) siamo di fronte a “ferro e argilla che mai riusciranno fino in fondo ad amalgamarsi. Sarebbe la prova della limitatezza dei poteri umani che una volta colpiti dalla “pietra che si stacca dal monte senza intervento umano” lasciano spazio e autorità all’unico regno destinato a durare, quello di Dio.  

C’è un modo per riuscire a coltivare la fede nel messaggio profetico ed essere al contempo cittadini europei che contribuiscono a tessere le trame di quell’utopia che ci ha permesso di vivere lunghi tempi di pace e libertà. È quello di lasciare a Dio le cose di Dio, senza sentire il bisogno di accelerare i suoi tempi o ergerci a interpreti della sua volontà, e allo stesso tempo essere esecutori della sua volontà per porre argine agli effetti del male, promuovendo pace, diritti, inclusione, pluralismo e laicità, che sono esattamente gli elementi di quel bizzarro codice genetico che ha dato vita all’Unione Europea. 

Il 9 maggio prendiamoci del tempo per crescere in consapevolezza e responsabilità.

Marko Hromiš
[Fonte: Il Messaggero Avventista, maggio 2026]
[Immagine: NoName_13 e Leonardo1982, Pixabay.com]
 

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