Fratelli di sangue
10 Giugno 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Fratelli di sangue
10 Giugno 2026

Parola e presenza attiva arrivano lontano. 

Condividere il messaggio di speranza della buona notizia oggi sembra difficile. Le persone hanno atteggiamenti diffidenti, scettici e si accontentano di quello che sanno su Dio e la fede, oppure hanno semplicemente timore di persone estranee. Forse era meglio quando i missionari entravano in un territorio nuovo, presso tribù e villaggi dove il “terreno missionario” era vergine? 

Una storia ambientata negli anni ’50 dello scorso secolo ci può insegnare qualcosa di importante sulla missione e il donarsi all’altro. La pubblichiamo in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, istituita nel 2005 dall’Organizzazione mondiale della sanità. La ricorrenza si celebra ogni anno il 14 giugno

Dave e i Maasai
“Dave Simonson, un occidentale bianco, fu inviato dalla sua confessione religiosa dal popolo Maasai ad Arusha, in Tanzania. I Maasai non erano contenti di accogliere uno straniero nella loro terra. Perciò, non furono cordiali. Fecero di tutto per fargli capire che non era il benvenuto. 

Al contrario, Dave cercò di fare tutto il possibile per dimostrare ai Maasai il suo amore e la sua stima. Offriva cibo a chi non ne aveva; vestiva chi ne aveva disperatamente bisogno. Era sempre disponibile per qualsiasi necessità. Un giorno, una situazione molto grave richiese il suo intervento.

Una giovane Maasai, in procinto di partorire il primo figlio, ebbe gravi complicazioni e richiedeva interventi di cura urgenti. Suo marito andò al centro missionario per chiedere di portare la moglie malata in ospedale. Fu accolto calorosamente da Dave, che accompagnò immediatamente la donna e suo marito nel centro sanitario più vicino. Dopo il ricovero, i medici rilevarono che per sopravvivere aveva bisogno di una trasfusione di sangue. 

Quando Dave lo venne a sapere si offrì di donare il suo sangue, essendo del gruppo 0 negativo, definito “donatore universale”. […] Così avvenne e la donna sopravvisse. La notizia si diffuse in tutto il territorio Maasai. In Tanzania, e persino in Kenya, la notizia era che avevano trovato un Maasai bianco disposto a unire il suo sangue a quello di una donna Maasai. […] Gli anziani inviarono un messaggio a tutti i Maasai di quel territorio, annunciando che Dio li aveva benedetti donando loro un fratello dalla pelle bianca. Da quel momento i Maasai accolsero Dave e il suo messaggio ovunque andasse. Erano giunti alla conclusione che fosse un uomo mandato da Dio. 

Oggi, migliaia di Maasai in Tanzania e in Kenya hanno abbracciato il cristianesimo. Il sangue che Dave donò alla donna parlò più forte delle sue parole”.[1] 

Missione e dono sono collegati
Nel racconto, la trasfusione di sangue donato dal missionario è stata decisiva in tutti i sensi. Non tutti i testimoni del vangelo sono chiamati a donare letteralmente il proprio sangue, ma trasmettere la Parola dopo aver gettato ponti verso l’altro, dopo aver ascoltato, osservato, compreso e accolto, e quindi aver investito tempo, energie ed essersi messi in gioco, potrà fare la differenza.  

Il missionario Vincent Donovan ha affermato: “L’evangelizzazione è un processo che porta il vangelo alle persone là dove si trovano, non dove vorresti che fossero”.[2]  

Le parole e la Parola non possono essere isolate da gesti, atteggiamenti e sincero desiderio di cura e affetto verso l’altro, lì dove si trova.

Note
[1] Racconto tratto da Elder’s Digest, I trim. 2024, leggi qui: www.eldersdigest.org/en/2024/1/when-the-blood-of-a-missionary-spoke
[2] V.J. DonovanChristianity Rediscovered, Orbis Books, Maryknoll, NY, 1978, pp. v–vi.

[Fonte: Il Messaggero Avventista, giugno 2026]
[Immagini: Ralf1403, AR2019, Pixabay.com]

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