Ginevrino Sabatino, una vita per la missione
31 Agosto 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Ginevrino Sabatino, una vita per la missione
31 Agosto 2026

Il primo pastore avventista italiano impegnato in Africa.

Ginevrino Sabatino nasce a Gravina in Puglia (BA) nel 1893 nell’allora Regno d’Italia governato dai Savoia. Non abbiamo particolari informazioni sui primi anni di vita.

Il 25 ottobre 1908 viene inaugurata a Gravina una sala di culto della chiesa avventista, grazie alla testimonianza di Pietro Creanza. Emigrato negli Stati Uniti dove conosce ed accetta la fede avventista, decide di rientrare a Gravina per condividerla con parenti e concittadini.[1]

Questa nuova realtà infastidisce i membri della locale chiesa battista che chiedono un contraddittorio pubblico per parlare dell’osservanza del sabato. Ginevrino, uno dei membri di quella chiesa, assiste al contraddittorio insieme a Gian Luigi Lippolis e a Nicola Cupertino. Sabatino, Cupertino e Creanza erano cognati avendo sposato rispettivamente le sorelle Rosaria, Vita e Maria Teresa Pappalardi.

Durante il contraddittorio, pare che uno dei pastori battisti presenti abbia lanciato la Bibbia contro Charles T. Everson, pastore e responsabile della Missione avventista italiana. Altri membri prendono parte al lancio di oggetti mentre Lippolis fa scudo con il corpo a Everson. Lo spiacevole episodio induce diversi membri della chiesa battista, tra cui Sabatino e Cupertino, a lasciare la chiesa battista per aderire alla chiesa avventista.[2]

Nel 1912, in occasione del primo congresso degli avventisti d’Italia, svoltosi a Gravina, insieme ai già citati N. Cupertino e G. L. Lippolis, Ginevrino riceve una chiamata al ministero pastorale.[3] Servirà a Firenze fino allo scoppio della Prima guerra mondiale. Dopo un breve periodo al fronte, viene distaccato come sorvegliante delle ferrovie. Terminato il conflitto è trasferito a Napoli.

Il suo nome compare nell’elenco dei pastori consacrati del 1925.[4] Nel 1926 viene inviato a guidare un gruppo di nove membri a Reggio Calabria. Da qui si reca a Rossano dove celebra il battesimo di tre persone.[5]

Il primo presidente della Missione avventista in Italia, Charles T. Everson, al centro con la moglie

Nel 1928 riceve una chiamata alla missione in Eritrea, allora colonia italiana, e parte con la famiglia per Asmara. Fin dal 1907, in Eritrea operavano missionari e medici, provenienti per lo più da Paesi scandinavi, come avamposto per portare l’opera missionaria in Etiopia. Andrews ed Ellen White erano affascinati dall’idea che la chiesa lì potesse aver continuato ad osservare il sabato.[6]

Sabatino sostituisce quei missionari, forse non graditi al regime fascista. Dopo essersi presentato come nuovo dirigente della missione, riceve la visita del rappresentante del Governo che ne costata i progressi e la coerenza con i programmi nazionali.[7]

Il dialogo con il governo coloniale lo porta, nel 1929, a ottenere fondi per una devastazione dei raccolti da parte delle cavallette.[8]

Porta avanti la sua missione tra la popolazione locale, battezzando alcune figure di rilievo tra cui un prete copto.[9] Il numero di membri in zona raddoppia.[10]

Sabatino informa di grandi possibilità per la missione in quei territori, di gente che percorre chilometri per raggiungere la missione e ascoltare il messaggio.[11]

Nel 1931, durante la campagna autunnale di raccolta fondi per la missione, chiede un aiuto al Governo coloniale, ricevendo in dono una montagna vicino alla sede della missione ad Asmara. Il governatore “Non avrebbe voluto che quel terreno andasse a nessun altro, perché desidera che vi venisse costruita una chiesa avventista del settimo giorno”.[12]

Nel 1932 rientra in Italia. Si reca a Firenze e Gravina per curarsi e condividere le esperienze di missione.[13] In apparenza le sue condizioni di salute migliorano e decide di rientrare in Eritrea, dove morirà nell’ottobre del 1933 presso l’ospedale di Massaua.[14]

Nel necrologio il pastore e amico G. L. Lippolis, afferma di aver provato a suggerirgli di chiedere il rimpatrio per le sue condizioni di salute. Sabatino aveva rifiutato perché aveva detto: “Amo quest’opera che ora è così sviluppata e non mi sento di abbandonarla”.[15]

Dopo la sua morte, la famiglia rimasta in Eritrea porta avanti la missione. I cambiamenti rendono però difficile la permanenza. La legge italiana continua a garantire la libertà religiosa e di incontro sabatico, ma allo stesso tempo insorgono difficoltà per le scuole, che verranno chiuse dal regime.[16]

Il suo ricordo, come primo missionario avventista italiano è ancora vivo in Eritrea anni dopo la sua scomparsa, quando, dopo la fine del regime e della guerra, l’opera può ripartire. Sabatino viene ricordato come operaio fedele e costituisce un incoraggiamento a proseguire l’opera rimasta incompiuta.[17]

Note
[1] Cfr. G. De Meo, “Granel di sale”: Un secolo di storia della Chiesa Cristiana Avventista del 7° giorno in Italia, Claudiana, Torino, 1980, pp. 104-105.
[2] Cfr. M. Mastrodonato Lamuraglia, Breve storia della Chiesa di Gravina in puglia dal 1908 al 1949, ora in E. Cupertino, ed. Centenario della chiesa Avventista di Gravina in Puglia, Fenice Soluzioni Grafiche, Città di Castello PG, 2008, pp. 24,25.
[3] Cfr. G. De Meo, Op. cit., p. 110.
[4] Cfr. Yearbook 1925, documents.adventistarchives.org
[5] G. De Meo, Op. cit., pp. 123,124.
[6] Cfr. S. Calà, “La missione avventista italiana. La conquista in Africa”, in Il Messaggero Avventista, ottobre 2024, pp. 5,6.
[7] G. Sabatino, “Dall’Eritrea”, in Il Messaggero Avventista, gennaio-febbraio 1929, p. 13.
[8] Cfr. Southern European Quarterly Review, Vol. I, December 1929, n. 4, p. 16.
[9] G. Sabatino, “With Our Missionaries”, in The Advent Survey, January 1930, p. 3.
[10] G. Sabatino, “Finding believers in Asmara”, in Missionary Leader, vol. 19, Sidney June 1931, n. 6, p. 1.
[11] G. Sabatino, “Marvels in the Mission Field”, in The Watchman Magazine, vol XL, October 15, n. 11, p. 18.
[12] E.M.E., “More Harvest Ingathering Items”, in The Advent Survey, December 1930, p. 3.
[13] “From in & out & RoundAbout”, in The Advent Survey, June 1932, p. 8
[14] Cfr. “Notizie dal campo italiano”, in Il Messaggero Avventista, novembre 1932, p. 8.
[15] G.L. Lippolis, “In memoriam”, in Il Messaggero Avventista, febbraio 1932, pp. 3,4.
[16] A. Hessel, “Into Eritrea”, in The Advent Survey, October 1933, p. 4.
[17] V.E. Toppenberg, “Sabbath, January 27. Reopening Our work in Eritrea”, in Mission Quarterly, Vol 34, First Quarter, 1945, n.1, p. 4.

Stefano Calà, pastore e collaboratore del Messaggero Avventista.

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