Giovedì 14 maggio è la giornata di preghiera per l’umanità proposta dell’Alto Comitato per la fratellanza umana rilanciata dall’appello di Papa Francesco.

Qui sotto un comunicato del pastore Davide Romano, direttore del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa dell’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno.

Le chiese cristiane avventiste del settimo giorno praticano la preghiera e l’intercessione presso il Padre e nel nome di Gesù, tutti i giorni, in consonanza con uomini e donne, sorelle e fratelli di ogni religione e di ogni confessione, che in ogni momento e in ogni luogo invocano Dio.

L’iniziativa dell’Alto Comitato per la fratellanza umana, indetta per la giornata odierna, non ci trova certamente ostili quanto al gesto del pregare, ma rinnova l’interrogativo circa la necessità, e forse anche l’opportunità, che un comitato, un ente, una chiesa, un magistero, si ergano a chiamare a raccolta milioni di fedeli di tutte le tradizioni e di tutti i continenti invitandole in un dato giorno alla preghiera e al digiuno, e ottengano con ciò l’esplicita e riconoscibile qualifica di “enti organizzatori” della preghiera di tutti.

La preghiera non sopporta protagonismi, al netto delle intenzioni magari anche lodevoli. Sarebbe  forse meglio che ciascuna organizzazione, ciascuna chiesa, con le modalità e i tempi che le sono proprie, senza paludate precettazioni esterne, senza particolari clamori pubblici, si riunisse in preghiera, con discrezione, come la tradizione monastica insegna da sempre, e invocasse le benedizioni divine nell’intima certezza che più voci dimesse, e pur spiritualmente connesse, siano gradite a Dio non meno delle grandi adunate pubbliche annunciate con stucchevole countdown sui telegiornali.

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