Ángel Manuel Rodríguez – Ogni anno ricevo lettere o telefonate che chiedono se va bene che gli avventisti celebrino il Natale. Questa incertezza si basa di solito sulla mancanza di ogni informazione biblica circa la data di nascita di Cristo e sulla convinzione che il 25 dicembre sia associato a una festa pagana. Consentitemi di dare alcune informazioni storiche sulla celebrazione del Natale e di dire qualcosa sul suo significato.

1. Natale e avventisti. Prima di commentare la questione, vorrei chiarire che gli avventisti non sono, né dovrebbero essere, contrari alle festività natalizie. Perché dovremmo essere contrari a un periodo di tempo in cui i cristiani ricordano la nascita del nostro Salvatore? Tuttavia, poiché questa festa non è stabilita dalle Scritture, non la consideriamo un obbligo per i credenti. Riconosciamo solo un giorno santo, il sabato, e lo santifichiamo in obbedienza al nostro Creatore e Redentore.

2. Natale e la storia. È ben noto che il termine “Natale” in inglese proviene dall’antico "Christmesse", che significa "festa di Cristo". La parola risale al Medioevo e riguarda la pratica di una messa di mezzanotte alla vigilia del 25 dicembre, per celebrare la nascita di Cristo. In altre lingue si chiama "Natale" o “Natività” (dal latino natalis) o "Notte santa" (tedesco, Weihnachten).

La storia di questa festa cristiana, tuttavia, rimane incerta. Gli studiosi hanno rilevato che la festa della Natività iniziò ad essere osservata dai cristiani durante il IV secolo. Alcuni credenti la calcolarono basandosi sulla morte di Cristo, avvenuta presumibilmente il 25 marzo. Quindi hanno probabilmente ipotizzato che Gesù fosse nato nove mesi prima, il 25 dicembre. Altri collocano la nascita di Gesù il 25 marzo. Ma la spiegazione più comune è che il Natale è in qualche modo legato al culto romano del Sol Invictus, la rinascita del sole, celebrato il 25 dicembre. Questo potrebbe spiegare l’importanza delle luci durante la celebrazione del Natale, sebbene la "luce" sia anche associata a Cristo nelle Scritture (cfr. Luca 1:78-79). Quindi è comune sentire l'affermazione che i cristiani hanno adottato e adattato una festa pagana. Questo è possibile, ma è difficile dimostrarlo, considerate le prove storiche disponibili.

3. Natale e il credente. Dobbiamo riconoscere due fatti. Primo, non sappiamo perché Dio, nella sua provvidenza, scelse di non far registrare la data del giorno in cui nacque Gesù. Quindi non c'è bisogno di speculare su questo. Secondo, non possiamo cambiare il fatto che il mondo cristiano celebri la nascita di Gesù il 25 dicembre, e non c'è motivo di provare a farlo. I tentativi di respingere questa festa si basano sulla mancanza di prove bibliche e sulla sua possibile connessione a una festa pagana. Pertanto, dovremmo lasciare la questione alla coscienza di ciascun individuo.

Detto questo, lasciatemi aggiungere ancora una volta che non c'è assolutamente nulla di sbagliato nello scegliere un qualsiasi periodo dell'anno per meditare e riflettere sull'incarnazione del nostro Salvatore. Direi che durante il Natale potremmo dedicare un po' di tempo a riflettere sul mistero dell’incarnazione, testimonianza del fatto che il Figlio di Dio si è fatto "carne" (cfr. Giovanni 1:14). Il Creatore è diventato creatura, per salvarci dal potere del peccato e della morte.

Il Natale può anche essere interpretato come un dono di Dio all'umanità. Attraverso suo figlio, Dio ci ha elargito il dono più prezioso che poteva offrire. È il pane sceso dal cielo che ci è stato dato gratuitamente dal nostro Padre celeste (cfr. Giovanni 6: 48-51).

Ma il Natale è anche un tempo di annuncio. Quella notte gli angeli proclamarono la buona notizia ai pastori: “Non temete … Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore” (Luca 2:10, 11). Dobbiamo unire la nostra voce a quella degli angeli e proclamare ancora una volta a tutto il pianeta la gloriosa notizia della pace e della liberazione dalla paura per mezzo di Cristo nostro Signore. Il Natale offre una grande opportunità per ricordare all'umanità che il bambino nato a Betlemme ritornerà presto.

[Ángel Manuel Rodríguez è direttore emerito del Biblical Research Institute della Chiesa avventista mondiale]

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