Michele Abiusi – Ripercorrendo l’esperienza della liberazione dalla schiavitù in Egitto, Dio si esprime così rivolto al popolo d’Israele: “Voi avete visto quello che ho fatto agli Egiziani e come vi ho portato sopra ali d'aquila e vi ho condotti a me” (Esodo 19:4).

Sempre partendo da questa esperienza, Dio consegna a Mosè, sul Monte Sinai, due tavole scritte col proprio dito, per una nuova partenza, un nuovo inizio. È l’introduzione a tutto ciò che segue. “Dio allora pronunciò tutte queste parole: ‘Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù’” (Esodo 20:1-2).

In questi versetti sono evidenti tre punti: 
– Dio tuo (conosciuto); 
– che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto; 
– dalla condizione di schiavitù.

Gli Ebrei le definivano le dieci parole; noi li conosciamo come i dieci comandamenti. 

Queste dieci parole non sono state divise aritmeticamente sulle due tavole. Nella prima ve ne sono quattro e nella seconda sei. I primi quattro comandamenti regolano la nostra relazione con Dio, gli altri sei quella con gli uomini; anche perché il nostro rapporto con il prossimo dipende da quello con Dio. Vediamoli brevemente, riproponendoci di esaminarli più dettagliatamente uno per uno, in seguito.

1. Non avere altri dèi oltre a me. Non permettere a niente di interporsi tra me e te, non renderti di nuovo schiavo di te stesso, permettendo al tuo io di sentirsi un dio anche quando non te ne rendi conto. Concedimi di lavorare nella tua parte inconscia affinché la mia immagine ripristinata (e non la tua o quella di qualsiasi altro) risieda in te.

2. Non ti fare scultura alcuna. Non crearti immagini sbagliate anche di Dio, non permettere alle tue idee, anche religiose, o a immagini che ti puoi creare, di riportarti nella schiavitù da cui ti ho tolto. Non adorarti, sentendoti a posto anche spiritualmente.

3. Non pronunciare il nome di Dio invano. Non usiamo il nome dell’Eterno invano solo con la bestemmia o nominandolo senza motivo. Possiamo profanarlo presentando agli altri un a sua immagine sbagliata, facendo dire a Dio cose che non sono sue, ma nostre. Non permettere al tuo ego di sentirsi un dio e parlare al suo posto.

4. Ricordati del giorno del sabato… lavora sei giorni… Con amore ho messo da parte un giorno per toglierti dalla schiavitù della vita quotidiana. È per te e per coloro che sono nella tua casa, affinché tu permetta anche agli altri di godere della libertà che ti offro. Ricordati. Non devi ricordarti solo che un tempo (alla creazione) osservavi questo giorno, ma ricordati che per amore io sono entrato nella tua valenza, creando il sabato e riposandomi dopo sei giorni creativi. Ho fatto il primo passo per incontrarti e ora ti offro la gioia di entrare nel sabato, affinché quella relazione sia ripristinata.

Entrando ora tu nella mia valenza, ti permetto di estraniarti dalla schiavitù giornaliera e ti faccio accedere alla dimensione del cielo. Entrando nel sabato ti santifichi se lo vivi nella dimensione che io ti propongo. Non renderti schiavo della tua vita.

5. Onora tuo padre… Impara il rispetto. Solo onorando e rispettando i tuoi genitori, che rappresentano la tua autorità fin da piccolo, imparerai ad avere rispetto per Dio. Questo non significa sottomissione cieca, ma prendere le proprie decisioni pur rispettando i genitori.

6, 7, 8, 9, 10. Non renderti schiavo dei tuoi desideri inappagati. Non permettere al tuo inconscio di fare i capricci come un bambino piccolo, tanto che razionalmente decidi di accondiscendere. Solo permettendo a Dio di lavorare in noi per toglierci dalla nostra schiavitù possiamo poi avere un buon rapporto con gli altri; altrimenti chi ci circonda vedrà sempre un bambino che non riesce a crescere, pronto a fare capricci per qualsiasi cosa non può avere.

Il new-start spirituale che ci viene offerto è uno stile di vita nuovo, non costituito da regole o proibizioni, ma una nuova partenza in cui saremo liberi di vivere la nostra vita incentrandola su Cristo anziché su noi stessi. Una vita fatta di coerenza, priva della schiavitù di apparire quello che non siamo. Liberi di entrare nella dimensione del cielo, senza preoccuparci della routine. Liberi di ascoltare la voce di Dio con la certezza che è lui a parlare e non il nostro ego inappagato. Liberi di entrare nella dimensione del cielo con la certezza di vivere l’incontro con il Padre, non in un momento estatico, ma come stile di vita.

Questa è la mia esperienza quotidiana, la mia gioia e desidero invitare anche te a questa nuova partenza, con coraggio.
Credimi, ne vale veramente la pena!

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