Michele Abiusi – Perdonare non è facile. 
Quanto il perdono sia un cammino lungo e difficile lo hanno sperimentato i figli che hanno voluto perdonare i loro genitori per le ingiustizie e le violenze subite. Le mogli e i mariti traditi conoscono la difficoltà del perdono. A volte non basta una vita intera. Eppure, il perdono è un ingrediente essenziale dell’esistenza. Portarsi dentro rancori, odi o sensi di colpa non è piacevole, anzi è dannoso anche alla salute. Ecco perché Gesù ha fatto del perdono uno dei fondamenti del cristianesimo.

Senza perdono non c’è speranza né futuro. Perdonare è offrire un’occasione di cambiamento; è credere, è dare fiducia all’altro. Perdonare è credere che l’altro valga di più delle sue azioni. Perdonare è mettere in moto delle forze inaspettate sia in noi che negli altri.

Allora, come raggiungere questo obiettivo? Come perdonare il padre, la madre, il marito, la moglie, il fratello, la sorella, la suocera, il cognato? In una parola, come perdonare chi ci ha ferito? 

Il percorso
Gesù traccia il percorso del perdono: “Se tuo fratello ha peccato contro di te, va' e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello” (Matteo 18:15). 
Il primo passo, se qualcuno ti ha offeso, è di andare a parlargli con amore. Anche se non è di moda, devo dirvi che a volte vale la pena assumersi la responsabilità, pur di ristabilire un rapporto. Prendere l’iniziativa, anche quando si pensa di essere nel giusto, è un atteggiamento disarmante e può risolvere tante situazioni. Ma la soluzione del conflitto potrebbe non essere facile e Gesù suggerisce, in caso di insuccesso, l’intervento di uno o più amici per ristabilire la pace. “… ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni” (v. 16).

Se questo procedimento viene seguito con spirito cristiano, il Signore ci assicura la sua presenza e quindi il suo aiuto: “E in verità vi dico anche: se due di voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli” (v. 19). 
L’apostolo Pietro pone una domanda al Maestro: “Allora Pietro si avvicinò e gli disse: ‘Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?’” (v. 21). 
Pietro crede di proporre un obiettivo esaltante perdonando sette volte la stessa persona, ma Gesù lo sorprende dicendogli che deve perdonare settanta volte sette. Il Maestro rivela che il perdono è un atto continuo del cuore, non un calcolo matematico. Perdonare sempre, malgrado tutto e senza condizioni: questo è il perdono di Gesù rivelato sulla croce quando si rivolse ai suoi carnefici. 

La parabola 
Le affermazioni di Gesù non ci facilitano il compito. Questo tipo di perdono illimitato e a oltranza è difficile, spesso impossibile per molti. Allora Gesù racconta una parabola per illustrare come giungere al perdono. Il racconto è diviso in quattro scene o momenti:
– “Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato” (vv. 23-25). Questa prima scena ci rivela le regole del tempo. Il debito era incalcolabile e l’unico modo per pagarlo era quello di essere venduti come schiavi a vita.

– “Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: ‘Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto’. Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito” (vv. 26-27). Il secondo momento svela le regole del Dio misericordioso, che condona il debito e libera il colpevole. È un atto gratuito di Dio; infatti, non dipende dalle buone azioni o dalle promesse della persona. Questo rivela che Dio ci salva per amore. La sua grazia è infinita.

– “Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: ‘Paga quello che devi!’. Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: ‘Abbi pazienza con me, e ti pagherò’. Ma l'altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito” (vv. 28-30). In questa terza scena, la persona perdonata non sa condonare un debito insignificante a un collega e, malgrado le suppliche, lo fa incarcerare. È l’atteggiamento di chi non ha capito il significato della grazia ricevuta e quindi non sa viverla nei rapporti con gli altri. Pare che il nostro amico non abbia accettato il dono offertogli dal suo Signore. Non vive da uomo libero, ma da debitore insolvente. Non gioisce e non fa festa per il perdono ricevuto usando misericordia a sua volta, anzi risponde all’amore con crudeltà e violenza.

– “I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l'accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: ‘Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?’" (vv. 31-33). Con il quarto atto il debitore ritorna alla sua situazione iniziale di insolvenza e di colpevolezza. Davanti a lui c’è solo la schiavitù. Eppure, Dio lo aveva perdonato davvero! E Dio non cambia!

Capire e accettare
La parabola vuole indicare che se non accetto e non valorizzo il perdono e l’amore di Dio, non potrò viverlo, non riuscirò a esternarlo, a imitarlo. Se non capisco e se non accetto questo perdono, non conoscerò la libertà e continuerò a vivere come un servo, come uno schiavo. Dio mi offre gratuitamente il perdono e la salvezza, ma se li rifiuto mi condanno da solo e perdo tutto ciò che era disponibile, tutto ciò che mi era stato offerto.

Come riuscire allora a perdonare chi ci offende e ci ferisce? Conosco solo una strada: avvicinarmi al Gesù dei Vangeli, ascoltare le sue parole, sperimentare il suo perdono, sentire il suo amore e la sua grazia. E quando avrò capito quello che ha fatto per me, forse proverò dei sentimenti di affetto profondo per lui; allora crescerà in me la forza di perdonare, di seguire il suo esempio, di essere simile a lui.

Finalmente, perdonato, sarò capace di perdonare; infine, liberato dall’odio, sarò libero di amare. 

 

 

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