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Michele Abiusi – Uno dei testi biblici più usati dai sostenitori della confessione auricolare è senz’altro Giovanni 20:23, in cui Gesù dice ai discepoli: “A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti”. Può l’uomo, un ministro religioso, perdonare i peccati commessi contro Dio?

Per comprendere il nostro testo dobbiamo innanzi tutto chiederci: "In quale contesto sono situate queste parole?". Sia nel Vangelo di Giovanni sia nei Vangeli di Marco e Luca, le parole in oggetto vengono pronunciate il primo giorno della settimana ebraica, il primo giorno dell’avvenuta risurrezione di Gesù. Il Vangelo di Matteo sembra fare uno stacco tra gli accadimenti del giorno della risurrezione di Cristo e il mandato di predicare (nel cui contesto gli altri evangelisti collocano le parole del perdono dei peccati) anche se ci sono elementi comuni come il fatto che “alcuni però dubitavano” (Matteo 28:17) riportato anche negli altri Vangeli.

 

Dall’esame del prospetto sui quattro Vangeli si evince che il perdono dei peccati era conseguente al battesimo, infatti: 
1. Giovanni dopo le parole “anch'io mando voi”, che è una sintesi del mandato di predicare e battezzare, riporta subito “A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti”, collegando l’esito positivo della predicazione al perdono dei peccati e l’esito negativo al non perdono. Da un confronto con il Vangelo di Marco si capisce che l’esito positivo è in relazione al battesimo, come vediamo di seguito.

2. Marco dopo il mandato, “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo”, mette in relazione la salvezza con il battesimo e viceversa, alludendo ovviamente che salvezza è uguale a perdono dei peccati, e condanna corrisponde a ritenzione dei peccati: "Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato".

3. Luca dice che “nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti”. Anche qui la predicazione viene collegata con il perdono dei peccati. Dal confronto dei quattro Vangeli emerge che la predicazione accolta include il battesimo del catecumeno. Quindi anche in Luca abbiamo che il battesimo del credente porta alla remissione dei peccati.

4. Matteo riporta il mandato della formula più conosciuta: “Andate, dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli”. Messa in parallelo con gli altri Vangeli porta alla conclusione che il perdono dei peccati avviene dopo il battesimo, perché il discepolo ha dimostrato di voler vivere una vita di dedicazione al Signore, essendo rinato d’acqua e di spirito (cfr. Giovanni 3:5).

Ora è interessante esaminare come il libro degli Atti riporta alcuni battesimi dei nuovi discepoli del Signore: 
– “E Pietro a loro: ‘Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo’” (Atti 2:38); 
– “Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati” (At 3:19); 
– “E ora, perché indugi? Àlzati, sii battezzato e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome” (Atti 22:16)

Come si vede chiaramente, il battesimo dei nuovi convertiti era seguito dal perdono dei peccati. In Atti 3:19, il ravvedimento dai peccati è legato alla conversione e quindi implicitamente al battesimo. Considerato tutto ciò, le parole di Gesù in Giovanni 20:23, formulate in altro modo, sarebbero: chi riterrete idoneo per il battesimo sarà perdonato anche dai suoi peccati, chi non accetterà di sottoporsi al battesimo, o chi non riterrete idoneo per il battesimo perché non convertito, non sarà perdonato neanche dai suoi peccati.

Nelle parole di Cristo vi è anche la responsabilità di chi battezza, che deve comunque accertarsi della conversione del nuovo discepolo. Anania fece proprio questo quando, vedendo il cambiamento di Paolo, disse: “E ora, perché indugi? Àlzati, sii battezzato e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome” (Atti 22:16).

Alla luce di tutto ciò, il passo di Giovanni 20:23 non parla certamente della confessione a un ministro religioso, ma del normale procedimento che porta il catecumeno al battesimo.

I peccati dei battezzati 
Che cosa dice la Bibbia sul perdono dei peccati commessi da chi è già stato battezzato? La Scrittura afferma chiaramente che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” e che “sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:23,24). Tuttavia, la giustificazione e la redenzione in Cristo non sono automatiche per tutti i peccati. Infatti, vi è un tipo di peccato per il quale non c'è perdono: "Se qualcuno vede suo fratello commettere un peccato che non conduca a morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono un peccato che non conduca a morte. Vi è un peccato che conduce a morte; non è per quello che dico di pregare” (1Giovanni 5:16).

Qual è questo peccato imperdonabile? Gesù lo dice e il Vangelo di Marco lo riporta: “ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno” (Mc 3:29. In cosa consiste il peccato contro lo Spirito Santo? L’autore della Lettera agli Ebrei lo definisce così: "Infatti quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo futuro, e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia” (Eb 6:4-6). “Infatti, se persistiamo nel peccare volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati; ma una terribile attesa del giudizio e l'ardore di un fuoco che divorerà i ribelli" (Eb 10:26,27).

Ovviamente solo Dio può dire chi commetta questo tipo di peccato dal quale non c'è perdono. In tutti gli altri casi di peccato dopo il battesimo si attuano le seguenti strategie scritturali: 
1. Per i peccati comuni, dovuti più alla nostra imperfezione che alla volontà di peccare, c'è la diretta confessione a Dio come ben illustra il salmista: "Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: ‘Confesserò le mie trasgressioni al Signore’. E tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato" (Sl 32:5).

2. Chi persegue una condotta riprovevole, gettando il biasimo sulla chiesa di Dio, dando occasione d'inciampo ai fratelli nella fede e a quelli di fuori, l'apostolo Paolo previde questa procedura che, nel caso specifico, riguardava i fannulloni i quali, con la scusa dell'imminente ritorno del Signore, oziavano: “Fratelli, vi ordiniamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo che vi ritiriate da ogni fratello che si comporta disordinatamente e non secondo l'insegnamento che avete ricevuto da noi” (2 Tessalonicesi 3:6).

Giovanni così lo descrive: "Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie" (2 Giovanni 10:11). Già in questo testo, comunque, abbiamo un intensificarsi della disciplina a causa della serietà del peccato di apostasia. Cosa che porta al terzo punto.

3. Per chi pecca di eresia, creando sette e fazioni all'interno della chiesa, l’apostolo Paolo raccomanda: “Ammonisci l'uomo settario una volta e anche due; poi evitalo; sapendo che un tal uomo è traviato e pecca, condannandosi da sé" (Tito 3:10,11). Qui Paolo non tratta più il peccatore come un fratello (cfr. 2 Tessalonicesi 3:15) e dopo almeno due tentativi di correzione, l'uomo si auto esclude dalla comunità.

Espulsione per i peccatori impenitenti 
Espulsione o scomunica di tutti i peccatori impenitenti che fanno del peccato il loro stile di vita. Paolo la raccomandò energicamente per il fornicatore di Corinto: "Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl'idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare. Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi" (1 Corinzi 5:9-13). 

 

 

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