La parola del giorno. Dacci oggi
30 Giugno 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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La parola del giorno. Dacci oggi
30 Giugno 2026

Gesù ci incoraggia a chiedere il pane per sostenerci materialmente e spiritualmente, e a spezzarlo con il nostro prossimo.

L’aggettivo greco ἐπιούσιος (epioúsios) è usato solo due volte nelle Scritture, entrambe nella preghiera del Padre nostro (Matteo 6:11; Luca 11:3). Un particolare che ci esorta a prestare attenzione. Gesù ci sta insegnando a chiedere più del semplice pane.

A cosa si riferisce il termine?
I lettori greci nel corso dei secoli hanno sentito due possibili significati in ἐπιούσιος:
1. il pane di cui abbiamo veramente bisogno per vivere. Se la parola è formata da ἐπί (“per”) + οὐσία (“essere” o “esistenza”), significa “pane per la sopravvivenza”, le necessità di cui abbiamo bisogno oggi. Questa interpretazione rende la preghiera un promemoria quotidiano della nostra dipendenza da Dio: “Lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa” (Atti 17,25). Chiediamo al Padre ciò di cui abbiamo bisogno per vivere, non lussi, ma il necessario.
2. il pane per il domani. Il termine può richiamare l’espressione del Nuovo Testamento ἡ ἐπιοῦσα, “il giorno [che verrà]” (vedi Atti 7:26; 16:11; 20:15). In questo caso, la preghiera guarda al futuro: “Padre, ti prego, provvedi anche al domani”. È una preghiera mattutina che aiuta i discepoli ad affrontare il giorno successivo con fiducia anziché con preoccupazione.

Entrambi i significati si adattano al contesto e mantengono concreta la richiesta, utilizzando il cibo vero e proprio, aprendo al contempo un ricco territorio teologico, come la fiducia e la speranza. In particolare, Gesù non usa la comune espressione avverbiale per “ogni giorno” (καθ’ ἡμέραν, come si vede in Luca 9:23). Scegliendo ἐπιούσιος, egli rallenta il nostro passo e amplia la nostra visione.

La preghiera di Gesù richiama intenzionalmente Esodo 16, dove la manna arriva ogni mattina. Questa manna era sufficiente per la giornata, ma se accumulata, marcisce (Esodo 16:4, 19-21). Dio stava insegnando a Israele a confidare più nel Donatore che nel dono stesso. Questo stesso ritmo si ritrova nel sabato: il raduno raddoppiato il sesto giorno e il riposo il settimo (Esodo 16:22-30). Quando preghiamo per il pane ἐπιούσιος, impariamo importanti lezioni: essere contenti di ciò che abbiamo, dipendere da Dio per il sostentamento della nostra vita e confidare nel suo piano per il domani.

Gesù collega questo concetto alle Scritture: “L’uomo non vive soltanto di pane, ma (che) vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore” (Deuteronomio 8:3; Matteo 4:4). Il Padre provvede ai bisogni quotidiani, inclusi cibo, vestiti e il nostro futuro incerto (Matteo 6:25-34). Ci dona anche se stesso attraverso suo Figlio, dicendo: “Io sono il pane della vita” (Giovanni 6:35). Chiedendo il pane ἐπιούσιος, mettiamo in ordine le nostre priorità. Cerchiamo prima il regno e riceviamo ciò di cui abbiamo veramente bisogno (Matteo 6:33).

Nei periodi di difficoltà economica, questa richiesta diventa sia la nostra preghiera che la nostra guida. Chiediamo a Dio di provvedere alle necessità della nostra famiglia e diventiamo parte della sua risposta per gli altri. Può tradursi nel condividere i pasti, gestire il budget con saggezza, lavorare onestamente ed essere generosi senza riserve (cfr 2 Corinzi 9:8-11). Le chiese che pregano pronunciando “dacci”, uniscono il culto all’aiuto al prossimo: predicano Cristo, offrono ristoro, accolgono gli stranieri e gestiscono le risorse in modo trasparente (Atti 2:45).

Il sabato approfondisce questo insegnamento. Ogni settimana lasciamo andare gli impegni perché Dio è già all’opera (Genesi 2:2,3; Esodo 20:8-11). Riposare non significa essere pigri, ma confidare nella promessa di Dio. Ci ricorda che le nostre vite sono sostenute dalla cura del Signore, non dai nostri sforzi. In pratica, il sabato ci invita a rallentare, a condividere i pasti, a usare meno la tecnologia, a trascorrere del tempo con persone di tutte le età e ad accorgerci delle esigenze di chi ci è accanto.

La richiesta è per il pane, ma il suo centro è Cristo. Egli è la Parola secondo cui viviamo, il Pane che soddisfa i nostri bisogni e il Signore che ci insegna a pregare. Cristo nutre le folle (Matteo 14:13-21), ma si rifiuta anche di trasformare le pietre in pane per i propri desideri egoistici (Matteo 4:3-4). Ci insegna a dipendere da lui senza pretendere, a ricevere da lui senza accumulare e a condividere con gli altri senza timore. In Cristo, i nostri bisogni quotidiani e la vita eterna si uniscono.

“Padre, donaci oggi il pane di cui abbiamo veramente bisogno: abbastanza per vivere ora e un assaggio del tuo regno che verrà. Insegnaci ad avere fiducia in te, a riposare nella tua Parola e a condividere liberamente ciò che ci doni”.

Chiedi ciò di cui hai bisogno ogni giorno, confidando nella provvidenza di Dio per oggi, riposando nella sua Parola e tenendo lo sguardo fisso sul regno che verrà (Matteo 6:11; Deuteronomio 8:3; Giovanni 6:35).

Limoni Manu O’Uiha è decano della Facoltà di Teologia alla Fulton Adventist University nelle Fiji.

[Fonte: record.adventistchurch.com]
[Immagini: Irochka, Prasit Rodphan, Dreamstime.com e Rod Long, Unsplash]

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