L’immagine del “rivestirsi di abiti” percorre come un filo tutta la Bibbia, tessendola da Genesi (3:21) ad Apocalisse (22:14). Scopriamone il senso letterale e metaforico.
Troviamo il primo riferimento al verbo lbsh (indossare, rivestirsi), nel testo biblico, quando Dio riveste Adamo ed Eva con tuniche di pelle dopo la loro caduta nel giardino dell’Eden (Genesi 3:21). Di conseguenza, alla fine i redenti sono raffigurati come “in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti” (Apocalisse 7:9).
Quindi, è piuttosto evidente che questo termine significhi molto più che semplicemente “indossare un indumento” (Genesi 28:20) o un’armatura (Isaia 59:17), in senso letterale. È usato anche in chiave metaforica (rivestirsi), come in “tu ti rivestirai di essi come di un ornamento” (Isaia 49:18) ed “egli mi ha rivestito delle vesti della salvezza” (Isaia 61:10).
Gli esempi che seguono sono tratti dal libro di Isaia e illustrano l’uso figurato di lbsh nella poesia. Sia il “braccio del Signore” che Sion sono chiamati a “rivestirsi di forza” o a essere vestiti di potenza (Isaia 51:9; 52:1). Inoltre, il guerriero divino in Isaia, per la battaglia “si è rivestito di giustizia come di una corazza, si è messo in capo l’elmo della salvezza, ha indossato gli abiti della vendetta, si è avvolto di gelosia come in un mantello” (Isaia 59:17; cfr. 61:10; Giobbe 29:14).

Il verbo è utilizzato anche in senso negativo per indicare vergogna (Salmi 35:26; 109:29; 132:18; Giobbe 8:22), maledizione (Salmo 109:18) o terrore (Ezechiele 7:27; 26:16). Tuttavia, la forma verbale è impiegata anche nel senso quotidiano e ordinario di indossare abiti, con la radice che compare più di 112 volte soltanto nell’Antico Testamento. Si trova spesso accanto a beged (indumento), e insieme dominano il campo semantico dell’atto di vestirsi nella Bibbia ebraica.
A livello personale o individuale, l’uso della forma verbale varia da un bisogno quotidiano e basilare (insieme al cibo, in Genesi 28:20; Isaia 4:1), alle occasioni speciali come per gli abiti da lutto (2 Samuele 14:2), il sacco (Ester 4:1; Giona 3:5), le vesti eleganti (Ester 5:1; 6:8; Isaia 52:1; Geremia 4:30), gli abiti per il culto (Esodo 28, 39), il mantello di un profeta (2 Re 2:12-14; Zaccaria 13:4) e un’armatura da guerra (Geremia 46:4).
Il gesto di rivestire qualcuno o di avvolgerlo, come in Giudici 6:34, rimanda alla presenza dello Spirito Santo che dimora in una persona, così come un abito o un indumento cingono chi lo indossa. Giobbe 29:14 afferma: “la giustizia era il mio vestito e io il suo; la rettitudine era come il mio mantello e il mio turbante”.
Nel frattempo, in attesa della parusia (la seconda venuta di Gesù sulla terra), l’apostolo Paolo rivolge un solenne ammonimento ai cristiani di oggi, come fece con i membri della chiesa di Efeso: “Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo” (Efesini 6:11). Tutti (non solo alcuni) gli elementi dell’armatura fornita dal Signore devono essere “messi su” per sconfiggere il nemico. Dopo la vittoria decisiva di Gesù su Satana, rivestirsi di tutta l’armatura spirituale per noi rappresenta senza dubbio la grande garanzia che possiamo ottenere (e già abbiamo ottenuto) la vittoria.
Tabua Kotobalavu Tuima, docente di teologia al Fulton Adventist University College di Sabeto, Fiji.
[Fonte: record.adventistchurch.com. Tradotto da Veronica Addazio, HopeMedia Italia].
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