Quando il successo incontra l’umiltà, anche sul Centre Court più ambito.
C’è un’immagine, nella recente finale di Wimbledon vinta da Jannik Sinner, che racconta molto più del punteggio conclusivo. Durante il terzo set della partita, nel momento in cui il suo avversario Alexander Zverev era caduto a terra dolorante, Jannik non ha pensato a esultare o a congelare il vantaggio; anzi, è andato oltre la rete, si è avvicinato e gli ha teso la mano per aiutarlo a rialzarsi (la scena si può rivedere sulla pagina Facebook ufficiale di Wimbledon qui). Un gesto sportivo, spontaneo, quasi normale nella sua testa, ma straordinario in un’epoca competitiva spesso malata di egocentrismo, dove l’altro è solo un ostacolo da abbattere.
Anche davanti ai microfoni Sinner ha sempre confermato questa sua rara dote, interviste misurate, zero parole di autocelebrazione e un profondo rispetto per chi condivide con lui la fatica del campo. Questa non è solo cronaca sportiva, è una parabola moderna. Nel Vangelo di Matteo (capitolo 20, versetto 26) troviamo un invito: “Chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore”. Ecco, l’umiltà di questo ragazzo ci mostra che la vera grandezza non sta nel guardare gli altri dall’alto in basso, ma nella capacità di piegarsi verso chi è in difficoltà. Il successo non ha indurito il suo cuore, e questa è la sua vittoria più limpida.
L’apostolo Paolo, scrivendo ai Filippesi, esortava a non fare nulla per rivalità o vanagloria, ma a considerare gli altri con umiltà. Sinner ha applicato questo principio sul campo di un torneo milionario, ricordandoci che i valori autentici non dipendono dai montepremi.
La morale di questo episodio va ben oltre il tennis. La vita quotidiana assomiglia spesso a una competizione feroce, in cui ci viene chiesto di correre senza guardarci indietro e senza guardare in faccia nessuno. Ma il gesto di Jannik ci ricorda che il modo in cui vinciamo conta più del trofeo. A cosa serve tagliare il traguardo per primi, se poi lungo la strada abbiamo ignorato chi è inciampato? La vera vittoria cammina sempre insieme all’umanità.
Jonathan Di Maggio, collaboratore del Messaggero Avventista.
[Immagine: NoPixelZone, Pixabay.com]






