Prima Parola: “Io mi sono coricato e ho dormito, poi mi sono risvegliato, perché il Signore mi sostiene” (Salmo 3:5). Seconda Parola: “Non siate in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno (Matteo 6:34). Terza Parola: “Benedetto sei tu, o Signore Dio nostro, Re dell’universo, che fai cadere sui miei occhi il velo del sonno e sulle mie palpebre il riposo. Degnati, o Signore mio Dio e Dio dei miei padri, di permettere che io mi corichi in pace e che di nuovo mi alzi in pace. Fa’ che i miei pensieri non mi disturbino, né sogni cattivi né cattive fantasie, ma che il mio riposo sia perfetto davanti a te. Benedetto sei tu, o Signore, che dai luce al mondo intero nella tua gloria” (Preghiera ebraica). L’ansia è l’agitazione dell’anima in attesa di un bene sperato o di un male temuto. Essa può sfociare in vere e proprie malattie quando il soggetto, sentendosi inadeguato a rispondere opportunamente alle sollecitazioni esterne, tende ad ingigantire i problemi vivendoli in forma ossessiva, non percependoli più nella loro reale dimensione. C’è una soluzione? Gesù ci chiede di mettere la fede al posto delle preoccupazioni. Riflessione a cura di Mario Calvagno, caporedattore RVS Roma e Carmen Zammataro, redattrice RVS Roma.

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