Michele Abiusi – L’albero della palma ha un tronco lungo e snello, con le foglie soltanto in cima. Ha radici profonde e va a cercare l’acqua negli ambienti delle oasi. Difatti, nella Bibbia, la palma è associata all’oasi, luogo di fertilità nel mezzo del deserto. Questa pianta forniva cibo grazie ai suoi frutti nutrienti, i datteri, il cui succo veniva usato come dolcificante.

La palma era simbolo di fertilità e di benedizione. “Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro sul Libano. Quelli che son piantati nella casa dell’Signore fioriranno nei cortili del nostro Dio. Porteranno ancora frutto nella vecchiaia; saranno pieni di vigore e verdeggianti” (Salmo 92:12-14). 
Le palme erano raffigurate sulle porte e sui muri del tempio di Gerusalemme, e le sue fronde erano usate nelle cerimonie religiose. Per la Festa delle Capanne, si realizzavano casupole costruite con foglie di palma.

Dopo questa premessa, leggiamo dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme; ne parlano tutti e quattro i Vangeli, qui riportiamo quanto dice Matteo. 
“Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: ‘Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un'asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà’. Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: ‘Dite alla figlia di Sion: Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un'asina, e un asinello, puledro d'asina’. I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; condussero l'asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere. La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: ‘Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!’. Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: ‘Chi è costui?’. E le folle dicevano: ‘Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea’” (Mt 21:1-11).

Cinque secoli prima il profeta Zaccaria annunciò: “Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell'asina” (Za 9:9).

Mi piace molto la descrizione e il commento dell’autrice cristiana Ellen G. White nel libro La speranza dell’uomo al capitolo 63, di cui faccio un breve sunto. Gesù, seguendo l’antica consuetudine ebraica sugli ingressi regali, stava per fare il suo ingresso trionfale a Gerusalemme come l’erede promesso del trono di Davide. Gesù accettava ora l’omaggio che prima aveva sempre respinto. Unica scena trionfale della sua vita terrena. I discepoli si stupirono che volesse una cavalcatura, ma furono ben felici di procurargliela perché pensavano che, finalmente, si sarebbe proclamato re e avrebbe affermato il suo potere. La folla lo acclamava Messia e Re e stendevano mantelli, rami di ulivo e palme al suo passaggio. Gesù sapeva che la conseguenza di quell’ingresso trionfale sarebbe stata la croce, ma voleva dare una testimonianza e presentarsi in pubblico come il Redentore.

Il corteo si ingrandiva sempre più e tutti venivano travolti dall’entusiasmo generale. Quando giunse in cima alla collina, Gesù si fermò, aveva ai suoi piedi Gerusalemme ed esclamò: “Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi” (Luca 19:42). Scendendo poi verso Gerusalemme, i capi religiosi si informarono sul motivo di quel tumulto gioioso e chiesero: “Chi è costui?”. I discepoli, ispirati dallo Spirito Santo, rispondevano ripetendo le profezie messianiche.

A conclusione, una piccolissima riflessione: quella stessa folla, dopo non molto, era lì che gridava: “Crocifiggilo!”. Che capovolgimento di situazione! Dalle stelle alle stalle!

Anche la nostra vita è un’altalena spirituale: su e giù, su e giù…
Proviamo a tenerla sempre alta! 

 

 

 

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