Il grano e la zizzania sono al centro della parabola di Matteo 13.36-43. Gesù dice che il campo è il mondo. Ci viene offerto in una visione dualistica, di contrasto fra il bene e il male. Inoltre la realtà dell’uomo è contraddittoria. Fondamentale è il tema del giudizio: alla fine la zizzania verrà separata dal buon grano e verrà bruciata, distrutta. Perché il giudizio spaventa o, comunque, erige a volte una barriera nei confronti di Dio? Che cosa dobbiamo fare noi fino a quando il Signore entrerà in scena col giudizio finale? Qual è il nostro compito in un mondo in cui bene e male si intersecano e spesso anche si sovrappongono?

La parabola del grano e della zizzania pone ancora una questione: sembrerebbe voler dire che nel mondo ci sono figli della luce e figli delle tenebre, che c’è chi ha la fortuna di essere nato grano, e chi ha la sfortuna di nascere zizzania, o anche che c’è chi è seme di Dio, e chi è seme del diavolo. Parrebbe quasi di trovarsi davanti a un destino già tracciato, o, in altre parole, ad una predestinazione dell’uomo. Ma è proprio così? Da chi dipende il risultato finale del giudizio?

Intervista di Mario Calvagno e Carmen Zammataro al pastore Saverio Scuccimarri, professore e decano della Facoltà Avventista di Teologia e responsabile della redazione religiosa della Casa editrice ADV.

 

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