Una nuova variante del Coronavirus, per la prima volta in Italia, è stata scoperta a Napoli. Della stessa finora sono stati individuati soltanto 32 casi in Gran Bretagna, e pochi casi anche in Nigeria, Danimarca e Stati Uniti. Nelle scorse settimane, lo sappiamo tutti, si è parlato di diverse altre varianti, con la variante inglese che sembra essere molto attiva e presente anche in Italia, con quattro comuni in zona rossa in Lombardia. E poi la variante brasiliana e la sudafricana.

I virus, in particolare quelli a Rna come i coronavirus, evolvono continuamente attraverso mutazioni del loro genoma. La maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo. Qualcuna invece può dare al virus Sars-CoV-2 alcune caratteristiche come ad esempio un vantaggio selettivo rispetto alle altre attraverso una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con forme più severe di malattia o la possibilità di aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo o per infezione naturale o per vaccinazione. In questi casi diventano motivo di preoccupazione, e devono essere monitorate con attenzione.

Quali sono le procedure con le quali l’ISS effettua il monitoraggio per scoprire varianti del coronavirus?

Come si possono contrastare efficacemente?

Intervista di Mario Calvagno e Carmen Zammataro alla dott.ssa Paola Stefanelli, Primo Ricercatore presso il Dipartimento Malattie Infettive, Istituto Superiore di Sanità.

 

Foto: 206743025 © Thodonal  Dreamstime

 

 

 

 

 

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Mario Calvagno

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