In questo numero Roberto Vacca intervista Emanuele Fiume, storico e pastore valdese, autore del libro “Giovanni Calvino, il riformatore profugo che rinnovò la fede e la cultura dell’Occidente” (ed. Salerno, 2017).

La biografia di Fiume colma un vuoto nella storiografia italiana. Le ultime due opere biografiche di spessore datano infatti la prima metà del secolo scorso. Una lacuna che ha lasciato la figura di Calvino, probabilmente il più controverso dei Riformatori protestanti, prigioniera dei numerosi pregiudizi di cui è da sempre oggetto: eresiarca per il cattolicesimo, intollerante per l’illuminismo, inventore del capitalismo per il marxismo. L’opera di Fiume intende rendere giustizia alla figura del riformatore della città di Ginevra con una biografia che, scrive lo stesso autore, “non emani né olezzo d’incenso né puzza di zolfo”, ma solo la figura di un uomo, con le sue coerenze e contraddizioni, collocato in un’epoca violenta e precaria.

Eloquente è il sottotitolo dell’opera “Il riformatore profugo”. “Calvino – spiega Fiume – è l’unico dei Riformatori maggiori ad aver vissuto per la maggior parte della sua vita da esule”. Ginevra gli concesse la cittadinanza solo a pochi anni dalla sua morte, costringendolo a vivere da straniero in mezzo ai tanti altri profughi che, a causa della loro fede, trovarono in quella città rifugio dalla persecuzione.

Scrive Fiume: “Sarà dunque la chiave del pellegrinaggio biografico che ci aiuterà a comprendere tanto il senso di precarietà della vita terrena e e del mondo così presente nella spiritualità di Calvino, quanto la sua concezione della luce della rivelazione divina che illumina, fedele, il viaggio del credente in questa vita e lo orienta infallibilmente verso la meta celeste”. (fonte nev.it)

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