“Ho chiuso con il fumo”. La testimonianza di una donna per celebrare una ricorrenza significativa: il 31 maggio è la “Giornata mondiale senza tabacco” (World No Tobacco Day).
Chiudo gli occhi e respiro. È un gesto semplice che continua a stupirmi, come se ogni volta fosse la prima. Per anni il mio respiro è stato intriso di fumo e paura; ora l’aria scende pulita per la sua strada, senza il retrogusto di bruciato che ha foderato i miei pensieri per tanto tempo.
Se ripenso a quel maggio di dieci anni fa, sento ancora la paura di non farcela, di risultare inadeguata o di dover restare prigioniera di una nebbia grigia che accendevo ogni mattina per delimitare l’ansia.
Tutto è cominciato in quella sala. Tutto è ricominciato. Lo chiamavano “Piano dei 5 giorni“. Ci ero andata solo per Luca, mio figlio. Glielo leggevo negli occhi: un ragazzo di sedici anni disgustato dall’odore che mi portavo addosso, un velo che mi rendeva distante, quasi meno madre. Tra tutti ricordo Giovanni, un uomo con le rughe, che spiegava come il corpo avesse bisogno d’acqua per lavare via la nicotina, come i polmoni dovessero reimparare a gonfiarsi in modo naturale. Ci ho provato, all’inizio, ma sentivo in me solo un vuoto scettico.
La spaccatura
Il ricordo si fa più nitido al terzo giorno del corso. La vita decise di spaccarsi in due tronconi. Luca viene portato via in ambulanza verso una struttura fuori città. Mi ritrovo sola sul marciapiede, senza auto, senza soldi, con la gola serrata e le mani fredde, tremanti. La voglia di fumare mi mordeva come un animale affamato. Volevo bruciare tutto: dolore, distanza, solitudine. Guardavo il tabaccaio di fronte come un altare su cui sacrificare la promessa solenne fatta a Luca: “Ho deciso di smettere“.
Poi Giovanni. Mi chiede: “A che ora dobbiamo essere in clinica domani?”. Rimango pietrificata. Quella comunità, per me, era solo un gruppo di persone gentili che beveva molta acqua liscia. In quel momento, invece, si è trasformata in un sostegno concreto. “Passo io alle otto”, dice. E lo fa davvero per non so quante mattine di seguito.
I viaggi del silenzio
I miei ricordi portano il ritmo intermittente dei tergicristalli e l’odore delle mele che Maria, la moglie di Giovanni, mi porgeva, sorridendo in silenzio dal sedile di dietro. Quaranta chilometri all’andata e altrettanti al ritorno per stare col mio Luca. Giovanni guidava, io parlavo loro dei miei sbagli e della fatica di crescere un figlio da sola… sentivo che potevo aprirmi. È su quella strada che ho sentito la mia dipendenza meno forte della solitudine.
Ho continuato a frequentare la comunità, anche dopo, per le persone. Sì, della liturgia mi è sempre interessato poco, ma quella gente mi è entrata nel cuore. Mi hanno trasmesso un’educazione all’amore, speciale. Nessuno ha mai fatto pressione; l’accoglienza è stata sempre gratuita, concreta, limpida come un pieno di benzina verde. Porto nel cuore quella staffetta di volti: Paolo, Elena, Giovanni, Maria… Ognuno mi ha regalato un pezzo della propria vita, senza chiedere nulla, se non la gioia di vedermi respirare meglio.
Il profumo che resta
Oggi Luca è un uomo fatto e io non ho più toccato tabacco. Ogni 31 maggio, Giornata Mondiale senza Tabacco (World No Tobacco Day), il pensiero corre a quella sala dove ho ricevuto il diploma di ex fumatrice. Riassaporo la dignità ritrovata, non più “la corsista”, ma semplicemente Renata, una donna accolta. Una “sorella”, come dicono loro. Una di famiglia.
Smettere di fumare è stato un atto di volontà, ma restare libera è un miracolo di tenerezza. Porto nei polmoni un’aria che non brucia più e nell’anima la traccia di un calore umano difficile da spiegare a parole. Dio, l’ho capito in quei viaggi silenziosi, non abita solo nei templi, ma nei gesti di chi ti accompagna a vedere tuo figlio quando non hai i mezzi per farlo. Il fumo è svanito, ma il profumo di quella cura resta. Ogni mio respiro porta con sé Luca, Giovanni, Maria e tutti quelli che hanno viaggiato assieme a me. Nel loro abbraccio ho assaporato la libertà.
Davide Mozzato
[Fonte: Il Messaggero Avventista, maggio 2026]
[Immagini: HansMartinPaul, Pixabay.com]







