Michele Abiusi – Dove trovare Dio quando siamo esausti dentro? Dove poterlo incontrare quando ne abbiamo bisogno? Per rispondere a queste domande, riflettiamo su un interessantissimo episodio della Sacra Scrittura.

Il profeta Elia
Durante il regno di Acab, Israele sprofonda nell’idolatria. Elia sostiene l’adorazione pura e affronta i profeti di Baal in una sfida. Sul Monte Carmelo si allestisce un altare su cui immolare la vittima sacrificale, invocando fuoco dal cielo. Ovviamente, solo il sacrificio di Elia viene bruciato dal fuoco divino e tutti i profeti di Baal vengono giustiziati su ordine del profeta.  Izebel, moglie di Acab, infuriata per il trattamento riservato ai profeti di Baal, manda un messaggio a Elia, in cui promette di ucciderlo, legandosi con una maledizione: “Gli dèi mi trattino con tutto il loro rigore, se domani a quest’ora non farò della vita tua quel che tu hai fatto della vita di ognuno di quelli” (1 Re 19:2).

Tale minaccia  terrorizza Elia che prontamente fugge lontano.

Che ironia! Poco prima aveva dimostrato l’inconsistenza dei falsi dèi che Izebel aveva chiamato in causa nella maledizione, aveva dimostrato grande coraggio e fede nell’intervento del vero Dio ed ora, invece, cedendo alla paura “se ne andò per salvarsi la vita” (19:3). Raggiunge una delle montagne della catena montuosa del Sinai e trova rifugio in una caverna.

Fin qui l’antefatto.

Ora il profeta riceve una rivelazione di Dio che incomincia con una domanda: “Che fai qui, Elia?” (v.9). Dio non l’aveva mandato in questo luogo! Elia vi era scappato per la paura. È chiaro che il profeta si sentiva scoraggiato perché si riteneva l’unico rimasto a servire Dio: “sono rimasto io solo” (v.10).

Una prima considerazione che viene da fare è l’aspetto contraddittorio di Elia: fede con ii profeti di Baal e paura di fronte alla regina. Questa contraddizione, tra un atteggiamento forte e determinato nel servizio di Dio e la viltà nell’affrontare certe sfide della vita, vive in tutti noi. La presa di coscienza di questo atteggiamento contraddittorio, che può manifestarsi in ogni momento della nostra vita, è il primo passo per non esserne sopraffatti.

Un’altra considerazione a cui ci induce questo episodio è il “vedere nero”, il pessimismo.

Al versetto 10, Elia dice a Dio: “hanno ucciso con la spada i tuoi profeti”.

Elia menziona solo i profeti del Signore e non dice nulla della fine dei quattrocentocinquanta profeti di Baal. La paura e lo scoraggiamento facevano vedere ad Elia solo il lato oscuro, si sentiva un fallito.

Dio non rimprovera Elia per aver ceduto al pessimismo, ma gli dà una lezione da cui avrebbe tratto ispirazione. Così lo invita a uscire dalla caverna, simbolo del suo egoismo, per presentarsi davanti a lui. Elia assiste a tre grandi manifestazioni della potenza di Dio: vento, terremoto e fuoco. Molti secoli prima anche Mosè fu testimone di questi portenti, quando ricevette i dieci comandamenti, su quello stesso monte. Tuttavia, il Signore non è in nessuna delle tre manifestazioni, in nessuno di quegli elementi. Non sceglie un modo eclatante di rivelarsi.

Elia è consapevole di questo, ma non ha dubbi quando avverte “un mormorio di vento leggero” (v. 12). “Quando Elia lo udì, si coprì la faccia con il mantello” (v.13). Percepisce che il Signore si manifesta in quel lieve sussurro.

Quante volte abbiamo desiderato che Dio intervenisse nella nostra vita in maniera portentosa, venendo in nostro soccorso? Una malattia, una disgrazia, un tracollo economico sono per noi motivo di richiesta di aiuto, e ci aspettiamo una liberazione immediata dal problema.

Dimentichiamo che Dio si rivela in “un breve sussurro” venendo incontro alle nostre richieste, a volte, senza che ce ne rendiamo conto.

Dio interviene nella nostra vita in maniera dolce. Certo, è giusto chiedere a Dio di aiutarci, ma l’esperienza di Elia dovrebbe insegnarci che Il Signore agisce nella nostra vita non con i nostri metodi, spesso troppo drastici, ma con la sua dolcezza.

Allo stesso tempo, impariamo che vivere sempre alla ricerca di una grande esperienza significa avere uno zelo mal diretto. La maggior parte della nostra vita di servizio è tranquilla, a volte di routine, in umile obbedienza alla volontà di Dio. L’esperienza di Elia è particolarmente significativa quando veniamo disciplinati da Dio.

Ebrei 12:6 recita: “il Signore corregge quelli che egli ama”. Dio porta alla luce i nostri problemi spirituali in maniera delicata. Elia, forse reso troppo orgoglioso dei successi ricevuti (vv. 4, 10, 14) aveva bisogno di ricevere correzione, il suo problema spirituale doveva essere portato alla luce. Quante volte anche noi, come Elia, ci prendiamo troppo sul serio, ci sentiamo offesi da comportamenti di altri verso di noi, perché come questo profeta biblico ci sentiamo pieni “di zelo per il Signore degli eserciti” (v. 10, Cei). Elia può essersi cullato nel bagliore dello spettacolare (il fuoco che scende dal cielo!), aveva bisogno che Dio lo riconducesse sul binario giusto, manifestandosi in un tenue mormorio di vento.

Forse Elia può aver pensato che il potere della regina Izebel, dopo il fallimento della prova al Carmelo, sarebbe giunto rapidamente alla fine. Non avvenne, si sentì scoraggiato. Attenti quindi a non andare avanti a Dio! Lasciamo che sia lui ad agire secondo i suoi tempi e modi.

Affiniamo le nostre facoltà spirituali e … ascoltiamo il lieve sussurro di Dio!

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