Dio può servirsi di avvenimenti umani, ma la sua azione va oltre la nostra storia e si propone sempre per la sua fedeltà; a noi credenti è dato di farne memoria, mai fermarsi in superficie e al dato immediato.

“Maria diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia, perché per loro non v’era posto per loro nell’albergo.” (Lc 2:7).

In questo testo c’è l’essenziale, nessun tono amplificato ma tutto ciò che si poteva dire. Nasce il salvatore del mondo, e non ci sono trionfalismi. Il Signore realizza il suo disegno salvifico con la nascita del Figlio sulla terra per la salvezza dell’umanità. Sta nascendo il re dell’universo e fin dalla sua nascita è scomodo, non si trova posto per lui.

Ci sono stati, però, anche coloro che lo attendevano con trepidazione come il vecchio Simeone ed Anna. Simeone è uno dei personaggi lucani che non passa inosservato, perché figura rappresentativa dell’attesa ebraica del Messia e di ogni credente che desidera aspettare la manifestazione del Signore. Di quest’uomo, retto e pieno di fede in Dio, va ricordata la sua attesa fiduciosa dell’azione di Dio per il popolo d’Israele. Oggi anche noi, credenti in Gesù, siamo chiamati a vivere l’attesa del suo ritorno, con la stessa fede e trepidazione.

Mario Calvagno e Carmen Zammataro intervistano il pastore Francesco Mosca, direttore del mensile “Il Messaggero Avventista” e Vicepresidente della Federazione delle Amicizie ebraico-cristiane in Italia.

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