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Francesco Zenzale – Le Scritture costituiscono la rivelazione della misericordia di Dio, il suo essere accanto all’uomo in tutte le vicissitudini. Questa capacità di Dio di farsi uomo per l’uomo, di rendesi comprensibile e relativamente definibile, non dovrebbe trarci in inganno pensando che Dio sia come noi, che le modalità che egli ha scelto per farci rinsavire siano lo specchio delle realtà celesti o della sua persona.

Un tale equivoco può portarci a credere che Dio sia a nostra immagine e somiglianza, in virtù del fatto che l’uomo è stato creato a immagine di Dio (Genesi 1:27) e che nel cielo ci sia un santuario, o tempio, riverbero di quello terreno.

Purtroppo, molti sinceri credenti tendono a materializzare il cielo, a riempirlo di oggetti tipici del santuario terreno o di umane aspirazioni, al punto che credono che ci sia un santuario con gli arredi originali. Servendosi della Parola di Dio asseriscono che il santuario in cielo è diviso in due parti (Ebrei 8:2; 9:24), naturalmente di una tale ampiezza da contenere miriadi di angeli, con il candelabro a sette braccia (Apocalisse 1:12), l’altare dei profumi (Apocalisse 8:3), l’arca del patto che era come quella del luogo santissimo terreno (Apocalisse 11:19), l’altare dei profumi che si trova davanti al trono di Dio (Apocalisse 8:3; 9:13); tutto nel tempio di Dio che è nei cieli (Apocalisse 4:2; 7:15; 16:17).

Questo approccio non tiene conto dei semplici principi ermeneutici e delle modalità, o generi letterari, in cui Dio cerca di raggiungere l’uomo.

È evidente che nel cielo esiste un tempio, una realtà, ma attenzione a non riempirla di “mattoni”, di “pietre preziose” o di arredi. L’uomo non deve riempire il cielo dell’umana esistenza, ma deve lasciarsi riempire della misericordia di Dio nelle modalità in cui egli ritiene opportuno rivelarsi.

Se Dio ha scelto le cose pazze e inadeguate di questo mondo, correndo il rischio di essere frainteso, per inondare l’umanità della sua grazia, non dovremmo ricambiarlo credendo che egli sia tale e quale a noi e che abiti in un santuario, che sia seduto su un trono con accanto Gesù Cristo e lo Spirito Santo e che sotto l’altare dei profumi ci siano i santi a pregare (Apocalisse 6: 9-10). Attenzione a non trasformare gli antropomorfismi, che costituiscono un aspetto rivelante della rivelazione della sua grazia, in realtà. Le metafore, le illustrazioni e i variegati simbolismi in qualcosa di concreto, perdendo di vista il contenuto spirituale.

Con ragione l’apostolo Paolo scriveva:”Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto” (1 Corinzi 13:12; cfr 2 Corinzi 3:18). Dovremmo fare tesoro di queste parole e applicarle nello studio della Bibbia, cercando di soffermarci non tanto sulle modalità in cui Dio si rivela, ma sul messaggio in essa contenuto.

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