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Francesco Zenzale – “Unzione”? No grazie! Mica sto morendo!
Per quanto fermi paladini della Parola di Dio, il termine in questione crea un certo disagio, soprattutto in quei credenti di estrazione cattolica.

Estrema unzione (lat. extrema: ultima; unctio: unzione) è il sacramento dei moribondi. Si tratta di una grazia sacramentale che lava i delitti che siano ancora da espiare; toglie i residui del peccato; abbatte gli ultimi ostacoli che impediscono la perfetta adesione a Cristo; dispone l’infermo a soffrire e a morire in Cristo e per Cristo, accomunandolo alle sofferenze e alla morte di Gesù, e liberandolo dalle pene eterne dell’inferno. Gli elementi del rito sono espressamente indicati nell’olio (materia) e nella preghiera (forma). L’unzione fatta con olio di oliva benedetto dal Vescovo, si pratica nelle varie parti del corpo, che sono come i veicoli del peccato: occhi, orecchie, narici, bocca, mani, piedi. Mentre viene recitata la formula sacramentale, così concepita nel rito latino: “Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia il Signore ti perdoni tutto ciò che hai commesso di male con gli occhi, con le orecchie, ecc.”. (Dizionario di Teologia Dogmatica).

“L’unzione” (in ebraico: mashach, dashan, suk, mishcha; in greco: aleifo, enchrio, chrio, chrisma), e non “l’estrema unzione”, significa “spandere un liquido su qualcosa”. Fu usata frequentemente nel senso di unzione o di “consacrare al servizio” in riferimento a persone o cose (Esodo 40:9-11; 30:28). Profeti (1 Re 19:16), sacerdoti (Esodo 28:41) e re (1 Sam 10:1) erano unti in Israele per essere investiti dei loro incarichi. Costoro erano in tal modo consacrati a un ufficio speciale in seno al popolo, erano “unti” come mediatori tra Yahweh e il suo popolo. L’unzione regale svolse un ruolo speciale in Israele. Sia il sacerdote sia il profeta avevano un ruolo nel rituale di unzione (1 Re 1:39; 2 Re 11:12).

Nel Nuoco Testamento, l’unzione dei malati è fatta per scopi curativi, spesso in relazione all’espulsione dei demoni. Quando Gesù inviò i discepoli a predicare il regno di Dio, diede loro potere di guarire gli ammalati e di espellere i demoni (Matteo 10:1; Luca 9:1). Quando essi andavano in missione praticavano l’unzione a molti ammalati e li guarivano miracolosamente (Marco 6:13). Nel testo di Giacomo 5:14, lo stesso tipo di unzione è praticata dagli anziani della comunità insieme con l’invocazione del nome di Dio in una preghiera che apporta guarigione e perdono dei peccati.

“C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: 15 la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati” (Giacomo 5:14-15).

Molti fanno derivare da questo passo il sacramento dell’unzione e, si sa, quando si parla di sacramento si dà fondamentale importanza all’elemento materiale che agisce quasi in modo magico. Come si può facilmente rilevare dal contesto del passo citato, non è nell’olio che risiede una qualche virtù o nel gesto dell’ungere il malato, bensì nell’atto di abbandono a Dio a prescindere dalla risposta divina, nella preghiera fatta con fede. Sia questo testo sia quello di Marco 6:13 sono collegati dall’uso simbolico dell’olio che rappresenta lo Spirito e la grazia di Dio.

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