Napoli. Decesso
12 Febbraio 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Napoli. Decesso
12 Febbraio 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

La scomparsa di Margherita Dalfino Buonocore (per tutti semplicemente Rita), avvenuta il 5 febbraio, ha lasciato un vuoto profondo nella sua famiglia e nella chiesa avventista di Napoli. Rita non era solo una sorella nella fede, era una presenza luminosa, discreta e profondamente significativa per chi ha avuto il privilegio di conoscerla.

Vedova di Giuseppe Buonocore, capo colportore emerito, si erano sposati nel 1965 e dal loro matrimonio sono nati Marco e Daniele. In seguito, Margherita è stata per diversi anni direttrice della scuola di chiesa “Cappella Vecchia”, aperta nei locali della comunità avventista partenopea.

I funerali si sono svolti, sabato 7 febbraio, nella nostra chiesa di via Tommaso Campanella a Napoli, officiati dai pastori Nino Plano e Samuele Barletta.

In suo ricordo
Anche chi l’ha incontrata poche volte ricorda di lei una grande dolcezza, una gentilezza autentica e modi signorili che parlavano di un animo colto e sensibile. Rita trasmetteva una fede sincera, vissuta con naturalezza e profondità, una fede che non aveva bisogno di essere ostentata perché si rifletteva nei suoi gesti, nelle sue parole e nel suo modo di relazionarsi agli altri.

Per chi le è stato vicino, Rita era un punto di riferimento, una presenza insostituibile, “la nonna, la mamma, la zia, la sorella”. Un pezzo prezioso di un vaso che oggi appare spezzato, ma che continua a custodire un valore immenso. Il suo ricordo è intrecciato a sentimenti di affetto, stima e nostalgia, quelli che nascono solo dai legami veri e profondi.

Un episodio raccontato da chi l’ha visitata negli ultimi giorni di vita riassume forse più di tante parole la profondità del suo carattere. La visita era nata con l’idea di sostenerla e consolarla, sapendo che il suo cammino terreno stava giungendo al termine. Eppure, una volta arrivati, l’esperienza è stata completamente diversa da quanto immaginato: al posto della disperazione si respirava serenità, tranquillità e persino una luce di gioia nei suoi occhi.

Quel momento ha colpito profondamente chi era presente. Rita affrontava la malattia e la fine della vita con una calma e una forza interiore sorprendenti. Non c’era paura evidente, ma una dignità composta, una fiducia silenziosa che parlava più di mille discorsi. In quel frangente, è stata lei a donare qualcosa agli altri: una lezione di coraggio, di fede vissuta fino in fondo, di pace che supera la comprensione umana. Un esempio potente anche per i giovani, chiamati a guardare alla vita, e persino alla sofferenza, con la stessa profondità e speranza.

Rita viene ricordata come una donna mai giudicante, capace di incoraggiare, solare, positiva e amabile. Aveva una rara intelligenza, non solo intellettuale ma soprattutto emotiva e spirituale: sapeva ascoltare, comprendere e sostenere. Aveva sempre una parola giusta, un incoraggiamento sincero per chi ne aveva bisogno, e non dimenticava mai di interessarsi degli altri, con attenzione e premura autentiche.

Molti la descrivono come un’anima nobile, forte e allo stesso tempo sensibile e riflessiva. Un carattere speciale e unico, che ha lasciato un segno profondo nei cuori di chi l’ha conosciuta e amata. Un privilegio, per molti, averla avuta come sorella e amica.

 

In questo momento di dolore, la comunità si stringe con affetto alla famiglia Buonocore, condividendo il lutto ma anche la gratitudine per una vita che ha saputo donare tanto. La fede che Rita ha vissuto con coerenza e dolcezza rimane oggi una testimonianza viva, una speranza che va oltre la perdita e guarda alla promessa della risurrezione.

Abigail Grace Miguel

[Foto pervenuta dalla comunità in oggetto]

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