Michele Abiusi – Il settimo comandamento è, come il precedente, formato da una sola parola, un verbo, un imperativo alla forma negativa: “Non commettere adulterio” (Esodo 20:14). Dopo aver creato Adamo e Eva, Dio li unì formando la prima famiglia. “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra’” (Genesi 1:27,28). “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne” (Genesi 2:24).

Dio ha voluto le differenze che caratterizzano l’uomo e la donna perché assieme potessero completarsi sia psicologicamente sia fisicamente. Due esseri all’ascolto l’uno dell’altra per rispondere ai bisogni e ai desideri reciproci. Interessante che il testo appena citato ci dica, prima di tutto, che Dio creò l’uomo a sua immagine e poi continui affermando che li creò maschio e femmina. La parola “uomo” significa “umanità”. Quindi, il marito e la moglie formano, nella loro unione, l’uomo completo, formato dall’essere maschile e dall’essere femminile. È proprio in questa unione di due esseri diversi e complementari che meglio si rivela la nostra origine ad immagine di Dio.

È un fatto ormai indiscusso che i genitori rappresentino per i figli la prima idea di Dio. Grazie al contatto con le figure parentali, nel bambino si formano i primi sentimenti riguardo a Dio e la prima immagine del Creatore. Secondo il pensiero della Genesi, possiamo quindi dire che la coppia può rivelare le caratteristiche paterne e materne di Dio. Con la loro unione si dà vita all’uomo, all’umanità creata a immagine di Dio. Se i genitori collaborano alla pari nell’educazione dei figli, senza competizioni, prevaricazioni e violenze verbali o fisiche, i figli avranno maggiori possibilità di crescere equilibrati, rispettando la propria e l’altrui femminilità e mascolinità.

Con l’unione tra marito e moglie prende vita anche un altro progetto divino: la procreazione. Proprio con l’atto incredibile, spettacolare e meraviglioso di dare la vita, la coppia rivela la sua origine e il suo scopo. All’inizio del mondo Dio creò la vita con un gesto d’amore e ancora oggi l’uomo e la donna, amandosi, permettono la continuazione della vita. La nascita di un figlio era, nel piano di Dio, il momento più felice, più entusiasmante della vita tra due esseri che si amano. Dio ha voluto che noi nascessimo dall’amore profondo che lega due esseri.

Se ognuno di noi potesse dire di non essere nato per caso, né per sbaglio, né per violenza, ma perché i propri genitori si amavano… Se potessimo tutti dire di essere il frutto del loro amore e, al di là del tempo, dell’amore di Dio… Credo che avremmo una maggiore autostima, una maggiore fiducia in noi stessi e nella famiglia, saremmo più sicuri del presente e del futuro. Spero che adesso sia più facile capire perché nel piano divino la famiglia ideale è composta da un solo uomo e da una sola donna, uniti da un progetto di amore e di rispetto senza limiti di tempo.

In questo contesto si colloca il settimo comandamento: “Non commettere adulterio”. Il comandamento ha come scopo la preservazione della famiglia e, di riflesso, di tutta la società. Il prendere la moglie altrui (o il marito altrui) significa intromettersi in un altro sistema familiare, probabilmente già in crisi, e dargli il colpo di grazia; e mentre si collabora alla distruzione di una famiglia, allo stesso tempo se ne sconvolge un’altra: la propria. L’adulterio è frutto dell’egoismo di colui o colei che si lascia dominare soltanto dai propri desideri, sottovalutando quelli degli altri. Comporta sofferenze psichiche, spirituali e fisiche non indifferenti che coinvolgono tutti: marito, moglie, figli e, a volte, quei parenti che vivono vicini alla coppia.

L’adulterio è lo smantellamento di quel progetto di amore iniziale. Uccide la fiducia, la stima di sé, la capacità d’amare e di farsi amare. È il rifiuto del progetto di vita che Dio ha previsto per l’umanità. “Non commettere adulterio” significa, per i giovani, capire l’importanza della vita matrimoniale e quindi prepararsi ad essa nel modo più consapevole possibile. “Non commettere adulterio” significa, per chi è sposato, lottare per mantenere una relazione amorosa stimolante e gioiosa; proteggere l’amore di coppia da chiunque desideri intromettersi tra i due; significa non mollare quando appariranno le prime incomprensioni.

“Non commettere adulterio” significa prendere le proprie responsabilità quando si dovranno affrontare degli imprevisti; significa continuare ad amarsi malgrado i segni evidenti del passare del tempo o della malattia. Il re Salomone ci ha trasmesso un consiglio nel libro biblico dei Proverbi: “Sia benedetta la tua fonte, e trova gioia nella sposa della tua gioventù” (5:18). La felicità personale e familiare dipende dal seguire anche il comandamento: “Non commettere adulterio”.

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