Francesco Zenzale – Giovanni Battista era un uomo pio e convinto precursore del Messia. Più volte aveva additato Gesù come l’unto dell’Eterno, “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Giovanni 1:29, 36; 3:30). Ma in un particolare momento della sua breve vita, mentre era in prigione, fu avvolto dal dubbio e dallo scoraggiamento. Allora prese la decisione di inviare da Gesù alcuni dei suoi discepoli per porgli la seguente domanda: “Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?” (Matteo 11:2,3).

Dopo un’intensa giornata di lavoro fra insegnamenti e guarigioni, dove gli inviati ebbero la gioia di vedere l’attualizzazione del regno di Dio nell’opera del Messia, Gesù rispose loro: “Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri. Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!” (vv. 4-6).

La risposta di Gesù è ogni oltre inventiva! Non si tratta di un miracolo, di un sermone, di una conversione, ma di un insieme di prodigi e d’insegnamenti compiuti in un solo giorno, che possiamo accogliere solo per fede e come pregustazione del regno di Dio, perché “è [già] in mezzo a voi” (Luca 17:21; cfr. 11:20).

Il Nuovo Testamento riferisce circa cento volte di segni, prodigi ed eventi sorprendenti riguardo a Gesù. La Lettera agli Ebrei attribuisce queste circostanze sovrannaturali all’azione dello Spirito Santo. “Mentre Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro con dei segni e dei prodigi, con opere potenti di ogni genere e con doni dello Spirito Santo, secondo la sua volontà” (Eb 2:4). Gesù preparava i discepoli alla propria dipartita quando fece un’incredibile promessa: “In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori perché io me ne vado al Padre” (Giovanni 14:12).

Come avrebbero potuto i discepoli fare cose come quelle compiute da Gesù o addirittura superiori? Fra le tante promesse, Gesù annuncia (nel Vangelo di Giovanni, capitoli da 14 a 16) che lo Spirito Santo sarebbe stato la fonte e il centro di tutto il loro ministero. Ecco alcuni degli miracoli che videro protagonisti proprio i discepoli: l’uomo zoppo guarito a Gerusalemme (Atti 3); tutti i malati e i posseduti condotti davanti a loro e da loro guariti (Atti 5); i segni e i prodigi verificatisi a Iconio (Atti 14); fazzoletti e grembiuli che erano stati sul corpo di Paolo che “guarivano” dalle malattie e dagli spiriti maligni (Atti 19).
Questo elettrizzante quadro lo si può capire sia nella prospettiva escatologica, come evento che accadrà prima del ritorno di Cristo (cfr. Atti 2:16-21), sia nella comprensione teologica, nel senso che il male e la morte saranno annientati per sempre.

L’apostolo Paolo, nel superbo capitolo sulla risurrezione, afferma che “come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste” (1 Corinzi 15:49). Ciò significa che l’attuale condizione dell’uomo sarà sopraffatta dalla nuova: da quella celeste (vv. 50-57). Questa promessa ci induce a non cedere all’incredulità o alla disperazione, ma a essere “saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la nostra fatica non è vana nel Signore” (v. 58).

 

Pubblicato in omaggio e memoria dell’autore.

 

 

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