Francesco Zenzale – C’è un testo nella Bibbia in cui si afferma che Dio ha “messo nel cuore dell’uomo il pensiero dell’eternità” (Ecclesiaste 3:11). L’eternità! È un inspiegabile pensiero nostalgico presente in ogni essere vivente. L’atto del procreare esprime il desiderio estensivo della nostra delimitata esistenza. Il nulla, la morte non si addice alla voglia di vivere che esprimiamo in ogni atto mediante il quale cerchiamo di trascendere l’umana realtà dalla sua fragilità.

È interessante osservare nella Bibbia le lunghe liste genealogiche che spesso tralasciamo di leggere perché ritenute noiose (Luca 3:23ss; Matteo 1:1-17), ma che esprimono, oltre al valore esistenziale, “il pensiero d’eternità”. Una risposta all’inevitabile domanda: da dove veniamo? I testi dei Vangeli di Luca e Matteo dicono “Figlio di Davide, di Abramo, ecc…” e infine di Adamo “nostro padre” il quale per un tempo imprecisato ha avuto la gioia di gustare l’eternità e il paradiso terrestre; di esistere senza confrontarsi con la morte.

Nel desiderio di pace, armonia, fratellanza e trascendenza riverbera il pensiero d’eternità. La nostalgia di un’esistenza indefinitamente e pienamente vissuta è a volte struggente. Ci manca il tempo, l’eterna giovinezza, per realizzare sogni che per il breve corso della vita siamo costretti a custodire in un cantuccio del nostro cuore.

Nel variegato e immenso mondo religioso ci sono degli insegnamenti o delle teorie in cui irradia il pensiero dell’eternità. Ad esempio la dottrina dell’immortalità dell’anima e le esperienze ai confini della morte, note anche come Nde (sigla dell’espressione inglese Near Death Experience). Verosimilmente sono insegnamenti che non hanno nulla a che fare con la vera natura dell’uomo secondo la parola di Dio. Queste dottrine fanno parte del bagaglio culturale pagano, mitologico, ma evidenziano bene quanto la morte ostacoli la nostra voglia di vita vera.

Mentre passeggiavo, come di consueto, dietro casa, incontrai un signore, un cardiologo, che mi disse: “Siamo tutti figli di Dio, ma ci sono alcuni che si credono dio”.

Essere come Dio! Abbracciare la vita oltre la morte, pensare di essere immortali e di gestire ogni aspetto della vita da soli, ricorda la viscida frase che il serpente disse a Eva: “sarete come Dio” (Genesi 3:1-5). Sarete eterni e liberi da ogni legame. Potete disarticolarvi da Dio, perché voi stessi siete Dio. Potete moltiplicarvi e mettere al mondo delle creature a vostra immagine e somiglianza, offrire loro la gioia di essere felicemente eterni e vivere dentro e fuori il giardino dell’Eden, lontano dall’albero della vita e della conoscenza del bene e del male. Indubbiamente “il padre della menzogna” (Giovanni 8:44) ha ben saputo ingannare i nostri progenitori, come anche tutti quelli che ancora oggi presumono di trascendere l’umana fragilità, appagando il nostalgico pensiero d’eternità con dottrine e comportamenti illusori, distogliendo le orecchie dalla verità (cfr. 2 Timoteo 4:1-5; Tito 1:14.)

È saggio agognare una vita esentasse della morte e cercare il meglio nel tempo che ci appartiene, ma non commettiamo l’errore del ricco stolto, il quale, dopo avere a lungo lavorato, accumulando ogni ben di Dio, decise di concedersi una pausa di riposo pensando di essere eterno: “Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; riposati, mangia, bevi, divertiti. Ma Dio gli disse: ‘Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?’” (Luca 12:19-20). In altre parole, che senso ha illudersi di soddisfare il pensiero d’eternità a prescindere da Dio?

Credo che l’apostolo Paolo avesse ragione quando scrisse che “nessuno di noi infatti vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore. Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi” (Romani 14:7-8). “Sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui” (1 Tessalonicesi 5:10).

Solo Dio può soddisfare appieno la sete d’eternità. Sta scritto: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

 

Pubblicato in omaggio e memoria dell’autore.

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