La Pasqua, una delle feste più importanti per le tradizioni religiose ebraica e cristiana, è arrivata anche quest’anno. La parola deriva dall’ebraico “Pesach” che significa passaggio.  

Giovanni, nel suo Vangelo, vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!”. Quale importanza rivestono per noi queste parole?

Paolo in 1° Corinzi 1:22-25 scrive che Gesù Cristo rappresenta uno scandalo e una pazzia. Anche oggi ci troviamo davanti due grandi schieramenti come a quel tempo: chi cerca il sensazionalismo a oltranza e chi è estremamente razionalista. E Gesù è ancora scandalo e pazzia.

Ancora Paolo in 1° Corinzi 5:6-8 ci invita a purificarci dal vecchio lievito e afferma che “la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata”. Interessante l’interpretazione teologica e pratica di questa frase, e anche il concetto che veicola.

Nel mondo ci sono tuttora fatti, situazioni, persone, poteri politici o economici che possono assumere nel simbolo i ruoli di ciò che si manifestò in quella notte e in quel tempo in cui il popolo ebreo uscì fuori dal’Egitto.

Nel libro dell’Apocalisse, ritorna per otto volte il concetto di Agnello di Dio riferito a Gesù. La Pasqua, nel futuro dell’umanità, che cosa raffigura? C’è una realtà che può corrisponderle ancora come “passaggio”?

 

Mario Calvagno e Carmen Zammataro intervistano il pastore Saverio Scuccimarri, docente e decano della Facoltà Avventista di Teologia e responsabile della redazione religiosa della Casa editrice ADV.

 

Foto di congerdesign da Pixabay 

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