“Se il popolo vuole la pena di morte, i Partiti seguiranno la sua volonta’ “. Le parole minacciose del presidente Erdogan sono risuonate da Istanbul, dove oltre un milione di persone e’ sceso in piazza su invito del leader turco contro il golpe fallito del 15 luglio e si sono diffuse in tutto il Paese dai maxischermi piazzati nelle 81 province dove si sono svolte altrettanti manifestazioni. “Molti altri Paesi hanno la pena di morte”, ha aggiunto Erdogan sfidando gli appelli che in questi giorni gli sono stati rivolti dai leader europei: “Approverei la pena di morte se il Parlamento votasse per introdurla” (da Repubblica del 7 agosto 2016).

Nello stesso giorno il quotidiano Repubblica riportava la notizia di uno scienziato nucleare,  Shahram Amiri, impiccato per spionaggio. Tuttavia nei giorni scorsi e’ anche uscito il rapporto 2016 dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, in cui emerge un’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre quindici anni. I Paesi mantenitori della pena di morte sono progressivamente diminuiti nel corso degli ultimi dieci anni: nel 2016, al 30 giugno, erano scesi a 38, rispetto ai 54 nel 2005.

Abbiamo chiesto un parere su queste notizie apparentemente discordanti a Sergio D’Elia, segretario dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”.

 

Immagine commemorativa della vittoria per la moratoria universale sulla pena di morte, raffigurante Mariateresa Di Lascia, fondatrice di Nessuno Tocchi Caino

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