Porgi l’altra guancia: come interpretarlo?
31 Agosto 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Porgi l’altra guancia: come interpretarlo?
31 Agosto 2026

In genere nessuno mette in dubbio che l’espressione “porgi l’altra guancia” si trovi nella Bibbia. È una frase pronunciata da Gesù stesso, riportata in Matteo 5:39, e spesso è considerata il riassunto perfetto di ciò che significa essere cristiani.

Qualcuno ti prende di mira sul lavoro? Porgi l’altra guancia. Hai problemi in famiglia? Porgi l’altra guancia. Un amico parla male di te alle tue spalle? Porgi l’altra guancia. Gesù lo ha detto, quindi non c’è altro da aggiungere. Giusto? Non proprio.

Il problema non sta nel fatto che queste parole siano nella Bibbia, ma nel modo in cui vengono interpretate.

Il versetto dice: “Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra” (Matteo 5:39). La reazione più spontanea sarebbe restituire lo schiaffo. Schiaffo per schiaffo. Poco prima, al versetto 38, Gesù cita la legge dell’Antico Testamento: “Occhio per occhio e dente per dente” (Esodo 21:24), una norma data a Israele per impedire che la vendetta degenerasse e che la punizione fosse sproporzionata rispetto al torto subito.

Gesù, però, va oltre. Invitando a porgere l’altra guancia, non ci chiede di reagire con la stessa violenza. Ma questo non significa nemmeno accettare passivamente il male che ci viene fatto.

Nel mondo antico, gli schiaffi si davano con la mano destra. Uno schiaffo sulla guancia destra – Gesù specifica proprio quale guancia – poteva essere sferrato solo con il dorso della mano. Era un gesto profondamente umiliante, riservato agli schiavi o a chi veniva considerato inferiore. Non era soltanto un atto di violenza, ma un insulto alla dignità della persona.

Voltando il volto, si offre invece la guancia sinistra. A quel punto, con la mano destra, l’aggressore potrebbe colpire solo con il palmo della mano, il modo in cui si schiaffeggiava una persona ritenuta pari a sé. Porgere l’altra guancia, quindi, non significa subire senza reagire. Vuol dire affermare con coraggio la propria dignità, comunicando all’altro: “Io sono tuo pari. Merito rispetto”. È una risposta forte, ma non violenta.

Personalmente detesto i conflitti. Ho sempre cercato di accontentare gli altri e difendere me stessa non mi è mai venuto naturale. Tuttavia, crescendo, mia madre mi ha insegnato a essere assertiva. Quando qualcuno mi trattava male a scuola, sul momento rimanevo senza parole. Ma, una volta tornata a casa, lei mi incoraggiava a preparare una risposta. Il giorno successivo tornavo da quella persona e, con calma, le spiegavo come mi aveva fatto sentire e perché le sue parole mi avevano ferita.

Nella maggior parte dei casi questo approccio funzionava. Spesso ricevevo delle scuse e, invece di sentirmi umiliata, mi sentivo più forte.

L’espressione “porgi l’altra guancia” è spesso usata in contesti nei quali non dovrebbe esserlo. Si invita a mantenere la pace, a proteggere la reputazione di qualcuno, a non denunciare gli abusi, limitandosi a perdonare. Ma difendere se stessi non significa disubbidire all’insegnamento di Gesù, purché lo si faccia con grazia, rispetto e senza lasciarsi dominare dall’ira.

Queste parole possono risultare particolarmente dolorose quando vengono rivolte a chi sta vivendo situazioni di abuso. Essere assertivi non equivale a essere aggressivi. Certamente siamo chiamati a perdonare, ma siamo anche chiamati a proteggerci e a fare il possibile perché il male non continui a ripetersi.

Per questo è importante usare con attenzione l’espressione oggetto di questa riflessione. Insegniamo ai nostri figli ad amare e a perdonare, ma anche a difendere con rispetto la propria dignità. Aiutiamoli a stabilire confini sani e ad allontanarsi dalle situazioni che fanno loro del male.

L’immenso amore che Dio ha per ciascuno di noi ci conferisce un valore inestimabile. Viviamo, ogni giorno, come persone consapevoli di questo valore.

Ashley Jankiewicz

[Fonte: record.adventistchurch.com. Tradotto dalla redazione]
[Immagine: Ian Allenden e Fizkes, Dreamstime.com]

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