Michele Abiusi – Due istituzioni risalgono alla creazione e sono anteriori all’ingresso del peccato nel mondo: il matrimonio e il sabato. Soffermiamoci sul sabato che Dio ha inserito nella prima tavola della legge, il quarto comandamento: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Esodo 20:8-11 Cei).

Il sabato viene presentato come memoriale della creazione. La benedizione di Dio cade su quel giorno, non su un altro, “messo da parte per un uso sacro”. Inoltre, è l’unico comandamento che incomincia con il verbo “ricordati”. Sembra che Dio prevedesse che l’umanità avrebbe abbandonato l’osservanza di questo comandamento. Il sabato è la festa della creazione.

Ci si può chiedere: “Cosa ha aggiunto Dio al creato visto che tutto era molto buono?”. La creazione termina nel riposo del suo Creatore: “Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l'esercito loro. Il settimo giorno, Dio compì l'opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l'opera che aveva fatta. Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l'opera che aveva creata e fatta” (Genesi 2:1-3).

Il sabato è l’unico giorno che non ha sera (nel racconto della Genesi, ndr)… Dio gode della visione dell’intero creato. Il sabato è rappresentativo di tutta l’opera di Dio, è il fondamento della creazione, è il primo giorno pieno vissuto dai nostri progenitori in Eden. Tutti gli esseri creati sono invitati a celebrare il sabato di Dio. Tutti sono compagni nella celebrazione di Dio. Tutto ciò che esiste viene da Dio e dal suo amore. Quando l’amore pervade la vita, troviamo tutto buono, tutto bello.

Dio vede la creazione molto buona. Benedice nel sabato il tutto e rimane sempre, completamente aperto alle sue creature. Il sabato è il giorno in cui possiamo sperimentare la presenza di Dio. Quello che ora è benedetto non è una creatura vivente, come nei giorni creativi precedenti lo erano stati gli animali marini o la coppia, bensì un tempo: il settimo giorno. Dio lo benedice non operando, ma il suo riposo equivale alla sua presenza. Non è limitato solo al genere umano, questo posto è nel tempo; in questo giorno Dio semplicemente è!

Non si tratta di una benedizione particolare, ma universale. Il sabato è “la cattedrale del tempo, la religione del tempo” (come lo definisce il rabbino Abraham Joshua). Il sabato è il memoriale della creazione, ma anche il giorno della speranza per la nostra salvezza finale. La disposizione di Dio, in questo comandamento, è che ci prendiamo una pausa dalle cose del tempo e dello spazio e curiamo l’amicizia con il nostro Creatore e Redentore.

Il sabato è un segno distintivo: “Diedi loro anche i miei sabati come un segno fra me e loro, perché sapessero che sono io, il Signore, che li santifico. Santificate i miei sabati e siano un segno fra me e voi, perché si sappia che sono io, il Signore vostro Dio” (Ezechiele 20:12,20). Infatti, il quarto comandamento è l’unico in cui Dio si proclama Creatore dei cieli e della terra.

Il libro biblico del Levitico, al capitolo 23, descrive le feste solenni del popolo ebraico. Con la parola sabato si indicano festività, ferie, giorno di riposo, che in ebraico è sempre shabbath. Ma il teso sottolinea la distinzione fra queste festività ed il sabato settimo giorno della settimana (Levitico 23:37-38). Il sabato, dunque, non fu designato come lo erano i giorni di festa. È stato creato da un atto di Dio.

Il quarto comandamento è il più importante del decalogo perché ci mette in armonia con Dio. Abbiamo il diritto di chiederci le ragioni per cui Mosè doveva insegnare e praticare il riposo del sabato. Eccone alcune.

1. Dio ha voluto inserire nel ritmo del tempo un giorno che servisse come memoriale, perché non dimenticassimo le nostre origini di figli di Dio. È così importante ricordare che la mia vita non dipende solo dal mio impegno. È così “naturale” illudersi di essere autosufficienti. È così facile dimenticare Dio, immersi e sommersi nel consumismo e nel materialismo. Ogni settimana sono invitato a celebrarlo, a onorarlo, a incontrarlo.

2. Dio sapeva che la sua creatura avrebbe avuto bisogno di una pausa settimanale dai suoi impegni fisici e mentali. Il sabato sarebbe stato il giorno in cui ritrovare se stessi fuori dai ritmi frenetici del lavoro, che ci trasformano spesso in macchine, schiavi dei nostri bisogni materiali. Ritornare alle origini con il sabato, per ritrovare il proprio equilibrio a contatto con la natura in una dimensione più umana.

3. Significato ecologico del sabato in quanto ci permette di contemplare la bellezza della natura. Il sabato è anche per gli animali, per gli stranieri; tutti devono essere liberi in questo giorno. Anche l’anno sabbatico ha un profondo senso ambientale: la terra stessa può riposare (e tutte le strutture agricole hanno capito la saggezza di questa legge). Lo sfruttamento della terra porta alla cattiva sopravvivenza. Dobbiamo permettere alla terra di celebrare il suo sabato!

È interessante che in questo comandamento sia inclusa la propria famiglia e non solo. Gli stranieri, i servi e addirittura gli animali, tutti dovevano godere del privilegio di adorazione e di riposo. Con il sabato si ritorna ancora alle nostre origini per ritrovarci parte di un tutto. Riconosco che gli altri hanno i miei stessi diritti perché sono figli di Dio come lo sono io. Anche se il colore della loro pelle è diverso, anche se la lingua e la cultura cambiano, siamo tutti fratelli, figli dello stesso Padre.

Cosa sarebbe stato della nostra storia se avessimo capito questo messaggio insito nel comandamento del sabato? Forse ci saremmo risparmiati tante guerre; forse non saremmo stati schiavi delle tante forme di discriminazioni razziali, etniche o di genere; forse non avremmo sfruttato la natura, gli animali e neppure gli altri esseri umani, per il nostro tornaconto e piacere. Se avessimo veramente ricordato questa verità forse non ci saremmo persi, lontani da Dio e dalla sua Parola. Se avessimo vissuto il sabato come Dio voleva, probabilmente lo stress e le tante malattie nervose non ci avrebbero vinto, come purtroppo accade. Nei Vangeli, Gesù, non i farisei, ci ha indicato come mantenere “santo” questo giorno.

Ma ha ancora senso parlare del quarto comandamento nel terzo millennio? 
Il sabato diventa un giorno per alimentare una relazione con Dio, un giorno di santa convocazione, in cui prendiamo atto che non siamo soli. Un giorno per fermarci dalla corsa quotidiana. Serbare il sabato è uno dei cardini della fede in Gesù stesso.

Erich Fromm, filosofo contemporaneo, nel suo meraviglioso libro Avere o essere, afferma: “La domenica moderna è un giorno di divertimento, di fuga da se stessi. Ci si potrebbe chiedere se non è venuto il momento di ristabilire il sabato come giorno universale di pace e di armonia. Il sabato è un giorno di gioia perché offre l’occasione di essere pienamente se stessi. Il sabato è il giorno in cui la proprietà e il denaro, come il dolore e la tristezza, sono tabù; il giorno in cui il tempo è vinto e in cui l’unica regola è essere”.

Il sabato è, e sarà sempre, una parte del creato originale di Dio e della sua nuova creazione. “‘Avverrà che, di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostrarsi davanti a me’, dice il Signore” (Isaia 66:23).

 

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