Scambiavano video a luci rosse, immagini pornografiche, scritte inneggianti a Adolf Hitler, Benito Mussolini, all’Isis e postavano frasi choc contro migranti ed ebrei. A scatenarsi per mesi su WhatsApp è stato un gruppo di ragazzini italiani, che avevano creato una chat dell’orrore intitolata «The shoah party», che da Rivoli, alle porte di Torino (gestita da due 15enni), avrebbero diffuso in tutta Italia foto di «una violenza inaudita», «scene di brutalità inenarrabile», secondo gli investigatori. Grazie alla denuncia di una madre, che nel gennaio scorso si è recata dai carabinieri di Siena per denunciare di aver rinvenuto nello smartphone del figlio 13enne video pedopornografici, è scattata un’indagine che ora vede indagati 25 ragazzi, 16 minorenni, tra i 13 e i 17 anni, e 9 maggiorenni tra 18 e 19 anni“. In questa puntata di Sfogliando il giornale, partendo da un articolo della Stampa del 16 ottobre 2019, Claudio Coppini e Roberto Vacca hanno intervistato il medico psichiatra psicoterapeuta psicoanalista interpersonale, Luciano Gheri, sulla vicenda della “chat dell’orrore”.

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