HopeMedia Italia – In occasione dell’8 marzo, desideriamo ricordare la donna che portatò il messaggio avventista a Roma. È Luisa Chiellini, classe 1864, genovese di nascita, romana di adozione. Infatti visse per gran parte della sua vita nella capitale. Luisa proveniva da una famiglia di nobili origini, leggiamo nel capitolo a lei dedicato da Dora Bognandi nel libro Libere donne in libera Chiesa, pubblicato nel 2015 dalle Edizioni Adv per i 150 anni di presenza avventista in Italia.

A 33 anni, Luisa si trovava a Basilea dove, durante un periodo di malattia, conobbe alcuni credenti avventisti. In seguito allo studio appassionato della Bibbia, fu battezzata nel 1896 e divenne membro della chiesa avventista. Tornata a Roma, iniziò la sua opera di testimonianza. Fu la prima persona a portare l’avventismo nella capitale italiana, sostenuta ben presto da altre tre donne: sua sorella, che era stata battezzata a Londra, e altre due signore americane, madre e figlia di cognome Prescott, che erano venute a visitare l’Italia. Nel libro Granel di sale, Giuseppe De Meo scrive: “Queste quattro donne si dedicano a un lavoro di corrispondenza e di traduzioni… Il loro impegno e il loro influsso sono determinanti per l’opera avventista in Italia” – p. 95. 

Rimasta sola dopo la partenza di sua sorella e delle amiche, Luisa svolse un’opera mirabile dal punto di vista sociale ed evangelistico, nonostante la sua salute molto precaria, divenendo uno dei punti di riferimento nei 57 anni che seguirono il suo battesimo. 

I primi anni del Novecento furono tempi difficili per la denominazione che contava in Italia solo alcune decine di membri. Luisa era una donna colta e collaborò volentieri a entrambe le edizioni (italiana e americana) del mensile L’Ultimo Messaggio, fondato da un pastore avventista nel 1908. In un articolo della rubrica “Pro Famiglia”, tutto dedicato alle donne, Chiellini scrive: “Samo donne, eguali all’uomo per intelligenza e superiori a questi per il cuore, abbiamo doveri verso Dio e verso l’umanità… Siamo donne, non pupattole azzimate, truccate, che si fanno vittime di mode assurde, e si trasformano in un incongruo di vanitosa superficialità, che non vivono che per i loro fronzoli; che non si dilettano che in vani piaceri, che non si pascolano che di giornali di mode o di romanzi, più o meno istruttivi, più o meno scientifici…”

“Ogni donna cristiana” continua “dovrebbe avere il santo e nobile desiderio di potersi dire, quando giunge alla fine del suo terrestre cammino, che ‘essa ha fatto tutto quel che ha potuto’ per vivere all’altezza del compito assegnatole da Dio, quando la creò, perché da essa emanasse ogni cosa bella, buona, edificante e santa, perché essa fosse ‘il cuore’ di questo triste mondo!”.

Nel 1914, man mano che le notizie di una guerra imminente diventavano più pressanti, Luisa scrive: “In queste ore tenebrose per tutti, si cerca indarno, nelle umane cose, un qualche barlume di luce che rischiari, sia pur blandamente, la via… ma, luce non c’è… e il gemito umano si fa, di più in più, straziante e crudele… e, non trova responso… non trova sollievo… perché, per troppo tempo ahimè! abbiamo, ostinatamente, guardato, confidato e sperato nella terra e nelle cose della terra, anziché in quelle del Cielo… Compresi dal sacrosanto compito, grave di responsabilità solenni, imploriamo forza e grazia, da Dio, per non venir meno in queste ore tenebrose, che preceder debbono, di poco, la suprema e gloriosa aurora… perché, Colui che deve venire, verrà, ormai, presto… per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua (Ebr.10; Apoc. 22)”. Nel 1918 la pubblicazione venne colpita da censura.

Luisa Chiellini continuò a coltivare i suoi talenti, collaborò con il neonato periodico L’Araldo della Verità (Firenze, 1921) fin dal primo numero e continuò a scrivere anche quando la rivista diventò Il Messaggero Avventista. Era un'autrice poliedrica e si rivelò poetessa, redattrice, traduttrice, autrice di articoli teologici, curatrice di rubriche. Scrisse anche per altri giornali come La Vedetta, oltre a tradurre in italiano diversi libri avventisti, tra cui Guida a Gesù e Gesù nostro Salvatore di Ellen G. White.

Dopo la Seconda guerra mondiale, Luisa Chiellini era avanti negli anni e molto ammalata, per cui non riusciva più a frequentare la chiesa avventista aperta a Roma, ma era sempre circondata dall’affetto e dalla stima di tutti. Si spense nella capitale, il 20 gennaio 1953.

Luisa Chiellini non ebbe una famiglia sua, ma ne trovò una più ampia nella chiesa. Nel necrologio pubblicato sul numero di aprile del Messaggero Avventista del 1953, venne definita “Colonna portante per moltissimi anni delle pubblicazioni italiane”.

 

[Fonte: Libere donne in libera Chiesa, Ed. Adv, Firenze, 2015]

 

 

 

 

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