Il toccante racconto della direttrice di ADRA Norvegia in visita a un campo profughi in Uganda. Il suo appello per costruire un mondo che dia valore e speranza a ogni persona.
Il sole batteva sul tetto di lamiera e l’ho sentita raccontare di come era fuggita per salvarsi. Nel campo profughi in cui era arrivata, non vedeva altra scelta che vendere il suo corpo. La donna davanti a me parlava della sua vita un paio di anni prima, quando era stata costretta a lasciare la sua casa in Sud Sudan, attraversare il confine e raggiungere l’Uganda. Lungo la strada, aveva perso sicurezza e autostima.
Il mio primo viaggio da nuova segretaria generale di ADRA Norvegia, all’inizio di quest’anno, mi ha portato nel Paese africano. La terra rossa, l’odore dell’argilla bagnata dalla pioggia e il canto degli uccelli al tramonto mi erano già familiari, perché ero stata varie volte in questo territorio . E ho anche riconosciuto lo sguardo di questa donna e la sua storia.
Qual è il valore di un essere umano? In Norvegia, lo Stato spende circa 35.000 dollari pro-capite all’anno. Al contrario, in Uganda la cifra è di circa 1.350 dollari e in Sud Sudan è quasi 50 dollari.
Cosa dice Dio su quanto valiamo? La Bibbia afferma che tutti gli esseri umani sono creati a immagine di Dio, che apparteniamo alla stessa comunità in Cristo e che Dio sa persino quanti capelli abbiamo sul capo. Il nostro valore non è determinato da ciò che viviamo, dalla nostra prosperità o da quello che facciamo. Ogni individuo ha un valore infinito semplicemente per il fatto di esistere. In un mondo profondamente ingiusto, questo mi dà speranza.
La convinzione della dignità intrinseca costituisce il fondamento del lavoro che svolgiamo in ADRA. In quanto organizzazione umanitaria della Chiesa avventista, sosteniamo il diritto di ogni persona a raggiungere il proprio potenziale e a vivere una vita dignitosa. Diamo anche importanza alla professionalità e ai risultati misurabili nelle iniziative. ADRA è parte della nostra missione comune. Come Chiesa, infatti, siamo chiamati a diffondere il messaggio del vangelo e a trasmettere la speranza, basata sull’amore di Dio e sul ritorno di Gesù. Vivendo i principi del regno di Dio qui e ora, creiamo scorci di ciò che verrà. Parte di questo include l’integrazione della dignità umana nelle relazioni che intratteniamo e nella società a cui contribuiamo.
È una visione stimolante, ma cosa significa in pratica?
Le ingiustizie subite nei campi profughi rispecchia una verità globale, lo sgretolamento della capacità di vedere l’umanità degli altri. Il Global Risk Report del World Economic Forum per il 2025 identifica la polarizzazione come un rischio significativo e indica il crescente pericolo di esprimere dissenso. In un contesto di stanchezza politica, l’importanza del dialogo civile rimane fondamentale.
L’applicazione pratica dell’integrazione della dignità umana nelle nostre relazioni richiede non un accordo universale, ma rispetto per il valore intrinseco di ognuno e spazio per tutte le prospettive. Un mondo che accoglie il disaccordo è più sicuro per tutti.
Sotto il tetto di lamiera in Uganda, ho anche sentito la donna parlare di una nuova vita. Di aver incontrato persone che credevano in lei. Grazie al supporto di ADRA, ha ricevuto un aiuto pratico per imparare a coltivare la terra insieme agli agricoltori locali e ricavare un reddito dal raccolto. Ha anche ricevuto un incoraggiamento che ha rafforzato la sua autostima. Mi ha ricordato, in alcuni momenti, la donna al pozzo (raccontata nel Vangelo di Giovanni, capitolo 4, ndt), la cui vita è stata trasformata perché si è sentita veramente accolta. Ha ritrovato la strada per ridare valore alla sua persona.
Nel campo, una ragazza era in piedi fuori dalla porta aperta. Aveva un bambino sulla schiena e si teneva a una certa distanza. Ho riconosciuto il suo sguardo e ho potuto intuire la storia che recava con sé. Molte ragazze in questo insediamento di rifugiati abbandonano la scuola e hanno figli anche se sono ancora adolescenti. Secondo uno studio del 2024, una ragazza su tre, tra i 15 e i 19 anni, è rimasta incinta nei campi profughi nel nord dell’Uganda. E questo evidenzia l’urgente necessità di agire.
Ripristinare la speranza è un percorso collettivo, che richiede l’impegno della comunità e il sostegno ai profughi e ai rifugiati. Le relazioni che costruiamo plasmano il mondo di cui facciamo parte. Pertanto, il mio invito è di impegnarvi nella vostra comunità locale, di pregare per i rifugiati, di donare ad ADRA, se volete, o di partecipare a iniziative di volontariato.
Quando sosteniamo la dignità reciproca, contribuiamo a costruire il regno che Gesù ha immaginato, una società più giusta e compassionevole, capace di portare speranza e guarigione.
Lena Sømme
[Foto e fonte: ADRA Europa. Traduzione e adattamento: Lina Ferrara, HopeMedia Italia]







