Atti degli Apostoli, Paolo e Sila in prigione

Atti degli Apostoli, Paolo e Sila in prigione


Il libro degli Atti degli Apostoli, al capitolo 16, ci parla di cosa accade quando Paolo e Sila vengono ingiustamente imprigionati. Potremmo immaginarli tristi e abbattuti a lamentarsi, anche perché erano stati picchiati, ma li troviamo invece a cantare lodi al Signore. Le loro voci si diffondono all’interno della prigione, e a un certo punto un terremoto apre tutte le porte e rompe le catene. Sarebbero potuti fuggire, ma decidono di restare a guardia degli altri detenuti. Il carceriere però pensa siano tutti scappati ed è disperato. Inaspettatamente però accade qualcosa di straordinario, che porta speranza nella sua vita. Una speranza a cui possiamo aggrapparci anche noi oggi. Alessia Calvagno ne ha parlato con la pastora avventista Silvia Vadi, responsabile dei corsi biblici Voce della Speranza.

Gocce di speranza : il cuore delle giovani donne di fronte al mistero della vita

Gocce di speranza : il cuore delle giovani donne di fronte al mistero della vita


C’è una grande capacità di resilienza nel cuore delle giovani donne ma anche delle bambine.

La dottoressa Alfia Milazzo della Fondazione La Città Invisibile ne ha avuto spesso contezza nella usa esperienza di educatrice.

Appuntamento con Dio – Bel programma davvero!

Appuntamento con Dio – Bel programma davvero!


Paolo aveva programmato di recarsi in vari luoghi per predicare il Vangelo, ma Dio aveva un piano diverso per l’apostolo delle genti. Intanto farlo finire in prigione, e poi…

Mario Calvagno commenta Romani 15:22-33.

Appuntamento con Dio – Siate felici

Appuntamento con Dio – Siate felici


Mario Calvagno commenta il testo di Filippesi 3:1-11.

L’invito ad essere felici è una sorta di imperativo che Paolo riprende più volte in questa lettera. È importante soprattutto se pensiamo alle difficoltà vissute dall’apostolo in prigione. Come possiamo anche noi essere felici nelle difficoltà della vita?

Speranza: Hatikwa (7)

Speranza: Hatikwa (7)


Serie di incontri settimanali sulla speranza che ci viene dalla Torah, curati come sempre da David Zebuloni, giornalista italiano in Israele, corrispondente estero per conto di Libero Quotidiano, in collaborazione con HaTikwa, organo di stampa ufficiale dell'UGEI (Unione Giovani Ebrei d'Italia), 

La parasha di oggi: Miketz 

Questa parashah narra di Giuseppe che interpreta i sogni del Faraone, l'ascesa al potere di Giuseppe in Egitto, e la prova che fa subire ai fratelli.

La casina degli affetti. Un regalo di Renzo Piano alle detenute di Rebibbia

La casina degli affetti. Un regalo di Renzo Piano alle detenute di Rebibbia


“Mama”, una casetta di legno arancione, quella adagiata sul prato dentro la prigione femminile di Rebibbia. Rappresenta l'alternativa allo squallore del parlatorio. E l'intimità è garantita dalla piccola architettura tra il melograno, le magnolie e gli arbusti di ribes. Fuori ci sarà il piantone che somiglia però a una guardia del corpo o a un portiere.

Il carcere dovrebbe essere occasione di recupero per chi ha sbagliato. Quanto è importante questa iniziativa della “Casina degli affetti”?

Nel Vangelo, in Matteo 25:34-40, Gesù invita ad avere attenzioni verso i più deboli e a visitare i carcerati.

Mario Calvagno intervista Daniele Benini, pastore avventista.

Stati Uniti. Brandon Bernard è stato giustiziato

Stati Uniti. Brandon Bernard è stato giustiziato

Vani sono stati gli appelli e le 500 mila firme raccolte perché la pena capitale fosse commutata in ergastolo.

HopeMedia Italia – Brandon Bernard, da venti anni nel braccio della morte, è stato giustiziato giovedì notte 10 dicembre con un’iniezione letale nel carcere Terre Haute, in Indiana, per il suo ruolo nel duplice omicidio avvenuto nel 1999 in Texas, quando aveva 18 anni. 

Di famiglia avventista, sua mamma si era laureata infermiera alla Andrews University, e divenuto membro di chiesa anche lui, Bernard si è subito pentito del gesto commesso e ha chiesto perdono alle famiglie delle vittime. Le numerose persone che si sono mosse per lui chiedevano che la pena fosse commutata in ergastolo anche in considerazione della condotta del giovane che, in carcere, aveva studiato e si era dedicato a programmi di sensibilizzazione per i ragazzi a rischio perché non seguissero la sua strada.

Il pubblico ministero che aveva voluto la condanna a morte al processo, aveva chiesto in questi giorni la commutazione della pena in ergastolo. La stessa richiesta era arrivata anche da 5 dei giurati di allora e da tanti personaggi pubblici. Oltre 500 mila persone avevano firmato una petizione per chiedere il carcere a vita per Brandon, evidenziando che era un uomo trasformato. Ma tutto è stato vano.

La Chiesa avventista nordamericana aveva chiesto di pregare per i decisori sull’esecuzione di Bernard, per le famiglie delle vittime e per il giovane e la sua famiglia.

“Mi dispiace” ha detto il detenuto prima di morire “Sono queste le uniche parole che posso dire per esprime completamente come mi sento ora e come mi sono sentito quel giorno”. Bernard non ha perso la speranza ed è stato positivo sino alla fine. Ha anche voluto lasciare un messaggio di addio soprattutto ai giovani, riportano i media americani, ai quali ha detto: “Non andate con le persone sbagliate”.

"Brandon ha commesso un terribile errore all'età di 18 anni" hanno affermato gli avvocati di Bernard in una dichiarazione dopo la sua esecuzione “Ma non ha ucciso nessuno e non ha mai smesso di provare vergogna e profondo rimorso per le sue azioni nel crimine che ha tolto la vita a Todd e Stacie Bagley".

 

 

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