Il sacrificio di Gesù è completo e non si ripete.
Il Nuovo Testamento attribuisce grande valore a una piccola parola: hapax, “una volta”. In Ebrei 9:26-28 essa risuona come una “campana” evangelica. Cristo “è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso”, è stato “offerto una volta per portare i peccati di molti” e “apparirà una seconda volta, senza relazione con il peccato, per la salvezza” di coloro che lo attendono. Questa parola unisce la grazia del passato, la fiducia del presente e la speranza del futuro.
Nel greco comune, hapax indica qualcosa che avviene una sola volta. Può anche esprimere il carattere definitivo di un evento, in contrasto con ciò che si ripete. Talvolta il Nuovo Testamento rafforza questo concetto con ephapax, “una volta per sempre” (Romani 6:10; Ebrei 10:10). La Lettera agli Ebrei utilizza hapax per affermare con forza che il sacrificio di Gesù non è uno tra molti, ma un sacrificio decisivo e sufficiente, che risolve ogni cosa.
In Ebrei, l’apostolo Paolo mette a confronto l’opera dei sacerdoti terreni, che offrono sacrifici “ogni giorno”, ripetendoli senza portare pace alla coscienza (Ebrei 10:1-3, 11). La ripetizione rivela incompletezza. Cristo invece ha offerto se stesso “una volta” (hapax) e “si è seduto alla destra di Dio” (Ebrei 10:12). Il suo sacrificio, compiuto una volta sola, è stato sufficiente.
Ebrei 9 mostra i limiti del santuario terreno (versetti 1-10) e li contrappone al ministero sacerdotale di Cristo nel “tabernacolo più grande e perfetto” (v. 11). Egli entra nel santuario celeste “non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue, avendo ottenuto una redenzione eterna” (v. 12). “Eterna” indica un risultato duraturo, e hapax ci spiega perché lo è. Egli “è apparso per togliere il peccato” (v. 26): non per coprirlo soltanto, ma per eliminarlo.
Poi arrivano i versetti 27 e 28: gli esseri umani “muoiono una sola volta, dopo di che viene il giudizio”; Cristo invece è stato “offerto una volta per portare i peccati di molti”. Alla nostra unica morte e al giudizio certo si contrappone il suo unico sacrificio, pienamente sufficiente. Per questo egli apparirà di nuovo, “senza relazione con il peccato”, per portare a compimento la salvezza di un popolo che lo attende.

La parola hapax afferma due verità che gli avventisti riconoscono.
Redenzione compiuta alla croce
Il sacrificio di Gesù è completo e non si ripete. “Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Ebrei 10:14). Non aggiungiamo nulla alla sua morte né la riproponiamo: la annunciamo e viviamo a partire da essa. Qui si fonda la certezza della fede: il perdono non dipende dalle nostre migliori prestazioni, ma dal dono di salvezza che Cristo ha compiuto una volta per sempre.
Espiazione applicata da un Sommo sacerdote vivente
La Lettera agli Ebrei non si ferma al Calvario. Il Cristo risorto opera nel santuario celeste (Ebrei 8:1-2), applicando i benefici del suo sacrificio “una volta per sempre” fino al suo ritorno. La croce è sufficiente e il suo ministero sacerdotale è efficace. In questa prospettiva, il “giudizio” di Ebrei 9:27 non è una minaccia per i fedeli, ma il contesto in cui l’opera salvifica di Cristo è manifestata e il suo popolo riconosciuto come giusto (cfr. Daniele 7:22; Apocalisse 14:6-7). Abbiamo un sacrificio completo, un intercessore presente e un Signore che ritorna: realtà inseparabili.
Hapax compare anche altrove: Cristo “ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti” (1 Pietro 3:18). Non ha bisogno di offrire sacrifici ogni giorno: “poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto se stesso” (Ebrei 7:27). Così anche la “fede” è stata “trasmessa una volta per sempre ai santi” (Giuda 3). L’atto unico di Cristo è il fondamento di un Vangelo valido per ogni tempo, affidato alla chiesa.
Quali sono le implicazioni pastorali di hapax?
Certezza. Poiché il sacrificio di Cristo è unico e definitivo, smettiamo di cercare di espiare ciò che egli ha già coperto. La confessione non è un nuovo acquisto del perdono, ma l’accoglienza di ciò che la croce ha già ottenuto (1 Giovanni 1:9). Una coscienza purificata ci rende liberi per il culto e il servizio (Ebrei 9:14).
Santificazione. La grazia “una volta per sempre” non è un permesso, ma un punto di partenza. Poiché Cristo è morto una volta e ora vive per la gloria di Dio, anche noi ci consideriamo morti al peccato e viventi per Dio (Romani 6:10-11). La vita di discepolato nel sabato aiuta in questo: cessiamo di affidarci alle nostre opere e viviamo della grazia già compiuta (Ebrei 4:9-10).
Speranza. L’unicità del sacrificio della croce garantisce la certezza del ritorno di Cristo. Lo attendiamo con desiderio (Ebrei 9:28), con lo sguardo rivolto in alto e le mani operose.
Una preghiera semplice: “Signore Gesù, grazie per il tuo sacrificio compiuto una volta per sempre. Fondami nella certezza della tua opera compiuta, purifica la mia coscienza e mantieni vivo in me il desiderio del tuo ritorno”.
Hapax significa una volta. E basta così. L’unico sacrificio, decisivo e sufficiente di Cristo, assicura il perdono oggi e garantisce la salvezza al suo ritorno (Ebrei 9:26-28; 10:12-14).
Limoni Manu O’Uiha
[Fonte: record.adventistchurch.com. Tradotto dalla redazione]
[Immagini: Choul Woo Lee e David Watts Jr., Dreamstime.com]







