Ogni giorno, in Italia, 89 donne sono vittime di reati di genere. Commessi soprattutto da mariti e compagni, nel 34 per cento dei casi; oppure dagli ex, è il 28 per cento delle aggressioni. Donne vittime di atti persecutori e abusi di ogni tipo: psicologici, fisici, sessuali. Fino al femminicidio. L’ultimo report della Direzione centrale anticrimine della polizia racconta i numeri del dolore, ma anche del possibile riscatto e della speranza. Sempre più donne provano a fermare la violenza (da Repubblica del 23-11-2021).

Il 22 novembre è stata inaugurata una panchina rossa all’interno dell’Istituto Avventista per dire NO alla violenza di genere. L’evento rientrava tra le iniziative della giornata enditnow della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, per la prevenzione della violenza e degli abusi su donne e bambini, e della settimana contro la violenza sulle donne, promossa dal Quartiere 5 del Comune di Firenze.

Poco prima dell'inaugurazione Roberto Vacca ha intervistato Saverio Scuccimarri, pastore della chiesa avventista e decano della Facoltà avventista di teologia a Firenze. Le chiese sono parte della soluzione o parte del problema? Parrebbe una domanda retorica, ma non lo è. Possono essere entrambi le cose, ci dice il pastore Scuccimarri. Se il messaggio cristiano è vissuto come una forma di rassegnazione verso una società patriarcale e maschilista, diventa oggettivamente complice della violenza contro le donne. E il percorso verso una reale emancipazione femminile, anche all'interno delle Chiese, è ancora lungo.

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