La parola del giorno: fratellanza
26 Settembre 2025

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

La parola del giorno: fratellanza
26 Settembre 2025

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Le innumerevoli sfumature di un termine che è un mandato e una missione. La “koinonia” pervade ogni attività che sperimentiamo come cristiani.

Koinonia, comunemente tradotta con “comunione”, è una parola che ha assunto un significato particolare al tempo del lockdown, del distanziamento sociale e delle mascherine, durante la pandemia di Covid-19. Sebbene tutte queste misure siano state essenziali per proteggerci dal coronavirus, ci hanno anche reso un po’ più distanti e meno connessi gli uni con gli altri.

Il termine koinonia è usato in nove testi del Nuovo Testamento. Lo incontriamo per la prima volta in Atti 2:42, in cui Luca ricorda che i primi cristiani “erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna [koinonia], nel rompere il pane e nelle preghiere”. Molti di noi probabilmente hanno sentito questo termine in una benedizione, quando vengono citate le parole dell’apostolo Paolo: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione [koinonia] dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2 Corinzi 13:13).

Esaminiamo alcuni dei passi biblici in cui possiamo trovare diverse manifestazioni di koinonia e vediamo quanto sia rilevante per noi nella pratica.

La prima e più significativa manifestazione della koinonia si trova nella Trinità che rappresenta l’unità di Dio in tre persone, Padre, Figlio e Spirito Santo. È la comunione nella sua forma più pura, incontaminata da orgoglio, avidità o invidia. È una comunione perfetta, eterna e amorevole. Da questa comunione si sperimenta tutto ciò che è buono: amore, perdono e redenzione.

La successiva manifestazione della koinonia si trova nell’incarnazione. Qui incontriamo la comunione perfetta tra divinità e umanità. Nell’incarnazione, Gesù, che è pienamente divino, diventa anche pienamente umano. Gesù, che è splendore della gloria di Dio e siede alla destra di Dio, è anche nostro Fratello (Ebrei 1:3). Giovanni, nello splendido prologo del suo Vangelo, afferma la perfetta comunione tra Dio e l’umanità quando dice: “E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi…” (Gv 1:14).

La chiesa, non come gruppo sociale o istituzione, ma come manifestazione del corpo di Cristo, è un altro esempio di koinonia. Poiché Cristo è il capo e noi siamo parte del corpo, ci rendiamo conto che tutte le parti svolgono un ruolo essenziale.

La koinonia pervade ogni attività pratica che sperimentiamo come cristiani. Nella nostra vita spirituale personale, preghiamo Dio e gli parliamo come a un amico. Apriamo la Bibbia per meditare sulla Parola e comprendere la volontà divina. Questi atti di pietà personale ci permettono di avere comunione con Dio.

Viviamo la koinonia gli uni con gli altri quando ci riuniamo il sabato mattina per celebrare la creazione, la redenzione e la glorificazione. Condividiamo questa comunione ogni volta che ci riuniamo per celebrare la santa Cena. Lì ci laviamo i piedi a vicenda, spezziamo il pane, simbolo del corpo di Cristo, e beviamo succo d’uva, simbolo del sangue di Gesù. E poi, ogni volta che pranziamo insieme, sperimentiamo la koinonia.

In conclusione, mentre consideriamo il significato della parola koinonia, ricordiamo le parole di Ellen G. White (prolifica autrice e co-fondatrice della chiesa avventista, ndt): “Come fratelli del nostro Signore, siamo chiamati a una vita santa e felice. Avendo imboccato lo stretto sentiero dell’obbedienza, rinfreschiamo la nostra mente mediante la comunione gli uni con gli altri e con Dio. Mentre vediamo avvicinarsi il giorno di Dio, incontriamoci spesso per studiare la sua Parola ed esortarci a vicenda ad essere fedeli fino alla fine. Queste assemblee terrene sono il mezzo stabilito dal Signore attraverso il quale abbiamo l’opportunità di parlare gli uni con gli altri e di raccogliere tutto l’aiuto possibile per prepararci, nel modo giusto, a ricevere nelle assemblee celesti l’adempimento delle promesse della nostra eredità” – Our High Calling, p. 166).

Hensley Gungadoo, docente all’Avondale University College, in Australia.

[Fonte: record.adventistchurch.com. Tradotto da Veronica Addazio, HopeMedia Italia]
[Immagini: geralt e Pexels su Pixaby.com]

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