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Nel 1933, all’indomani della presa del potere da parte di Adolf Hitler, qualcuno chiede al teologo Karl Barth come egli, da sempre politicamente socialista e precocemente consapevole delle potenzialità disgregatrici del Nazismo, anche per quanto riguarda la Chiesa, intenda reagire. La risposta suona più o meno così: continuerò a fare teologia insieme ai miei studenti, «come se nulla fosse accaduto […]. Alla stessa maniera in cui i benedettini della vicina [a Bonn, dove Barth insegna] abbazia di Maria Laach continuano normalmente, anche nel Terzo Reich, la recita delle ore canoniche, senza avere dubbi, senza interrompersi o distrarsi». Molte delle persone che, nella Chiesa, si attendono da Barth una parola di orientamento in un frangente drammatico, non nascondono la loro delusione: il teologo si rinchiude nella proverbiale “torre d’avorio”, discettando di Trinità e incarnazione mentre il mondo è in fiamme. La storia si incaricherà di mostrare che i nazisti comprendono le parole di Barth meglio dei loro avversari.
Così inizia un articolo che il teologo valdese Fulvio Ferrario ha scritto per il mensile Confronti (il numero di febbraio, dal titolo “Come se nulla fosse accaduto“). Alla luce degli sconvolgimenti della politica internazionale a cui assistiamo (quasi increduli) in questi ultimi anni, è possibile richiamarsi alle parole del celebre teologo svizzero? Secondo Ferrario, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, sì. “Di fronte alla violenza del potere e alla menzogna eretta a sistema, il primo compito della Chiesa è aggrapparsi alla Bibbia, per non essere trascinata nel vortice. Raccontare Gesù, oggi, è accendere una luce nelle tenebre di questi anni”, afferma in questa intervista il professor Ferrario, docente alla Facoltà valdese di teologia di Roma.
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