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È disponibile in libreria il volume “Dio è una festa. Scoprire la gioia cristiana” (Libreria Editrice Vaticana, pp.160, euro 14) del domenicano francese Sylvain Detoc. «La gioia esuberante del Vangelo non è un’opzione per qualche “innamorato del presepio”. È il modo ordinario – forse non il più frequente, ahimè! – della vita cristiana». Sylvain Detoc ne è convinto: i cristiani hanno facce troppo lunghe, prendono poco sul serio (!) l’invito di Gesù a far festa. Perché, in fondo, in tanti alberga una convinzione: «Il Tentatore è un abile prestigiatore. Cerca di tenerci nell’illusione fin dai tempi del peccato originale: vorrebbe farci credere che il peccato è una festa, e la santità una punizione».
Il riferimento a Nietzsche e dintorni è palese: «La salvezza eterna sarebbe la ricompensa di una vita trascorsa sulla terra in una noia mortale». Niente di tutto questo, argomenta l’autore, il quale, esperto dei Padri della Chiesa, conosce bene il valore che la corporeità riveste nella fede cristiana: «Come riporre la propria fiducia in Dio se lo sospettiamo di privarci della felicità e se il Cristianesimo sembra solo un discorso moralizzatore che proibisce tutto ciò che appare desiderabile?». La risposta brilla in queste pagine: «Far festa – mangiare, bere, ballare, cantare, giocare: su tutte queste gioie che fanno vibrare l’essere umano la Scrittura non si soffermerebbe così tanto se non si potesse dire di esse, come nell’inno della Creazione: “Sono cose molto buone”» (da Vatican News del 10 febbraio 2026). Claudio Coppini e Roberto Vacca hanno chiesto un parere al pastore avventista Saverio Scuccimarri, docente presso la Facoltà avventista di teologia di Firenze.






