Aspettando il Signore (18)
12 Agosto 2015


Intorno all’anno 50, l’apostolo Paolo scrive una lettera di incoraggiamento alla giovane comunita’ di Tessalonica che attraversa momenti difficili. Una lettura attenta ci permette di cogliere le “pulsazioni cardiache” delle comunita’ cristiane sul territorio, a confronto con una cultura e un modo di pensare distante da quello giudaico e palestinese. “Aspettando il Signore” e’ una serie di conversazioni radiofoniche a cura del pastore avventista Giuseppe Marrazzo, intervistato da Roberto Vacca, centrate sulla prima lettera ai Tessalonicesi dell’apostolo Paolo. In questa puntata il brano commentato si trova nel capitolo 5, versi da 1 a 11:

Quanto poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; perche’ voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verra’ come viene un ladro nella notte. Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verra’ loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosi’ che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perche’ voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte ne’ delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiche’ quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale e’ morto per noi affinche’, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. 11 Percio’, consolatevi a vicenda ed edificatevi gli uni gli altri, come d’altronde già fate

Giuseppe Marrazzo e’ autore del libro Il tempo dell’attesa. Riflessioni pastorali sulla prima lettera ai Tessalonicesi, edizioni ADV

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